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Attualità | 06 novembre 2019, 12:00

La protesta per fondi su strade e scuole: la Granda terz'ultima in Italia per i finanziamenti da Roma

Borgna: “Il criterio adottato dal ministero dell’Interno per finanziare le Province è iniquo e antidemocratico". Lunedì 4 novembre si è svolto il primo incontro con i sindaci del Cuneese, seguiranno altre tappe sul territorio a Mondovì, Alba e Saluzzo

Immagine scattata a marzo 2018 sulla Saluzzo-Pinerolo

Immagine scattata a marzo 2018 sulla Saluzzo-Pinerolo

 

La Provincia di Cuneo chiede al Governo di garantire parità di trattamento nella fruizione dei diritti allo studio ed alla sicurezza stradale ai cittadini di tutte le Province, che devono poter contare su risorse adeguate alle funzioni assegnate, provvedendo ad assegnare subito risorse aggiuntive nel bilancio dello Stato 2020 e così per  i successivi 14 anni a quelle Province che, sulla base di parametri oggettivi rappresentati dal numero di studenti e dai chilometri di strade da gestire, nonché della percentuale di territorio montano della superficie sono state gravemente svantaggiate nella ripartizione dei fondi di cui alla legge di bilancio 2019”.

E’ uno dei passaggi chiave dell’ordine del giorno che la Provincia ha condiviso lunedì 4 novembre con i 50 sindaci dell’area di Cuneo e che nei prossimi giorni porterà all’esame di tutti gli altri sindaci (incontri già previsti a Mondovì, Alba e Saluzzo) per ottenere dal Governo una ripartizione più equa delle risorse finanziarie destinate alle Province italiane sulla spesa ordinaria per la manutenzione di strade e scuole per i prossimi 15 anni.

La protesta della Provincia è partita lunedì 4 novembre da Cuneo con elenchi di cifre e osservazioni.

La Provincia di Cuneo è terz’ultima in Italia per finanziamenti da Roma (ma seconda per numero di Comuni e quarta per estensione territoriale). Dopo la riforma, dal territorio vanno allo Stato ogni anno tra gli 11 e i 12 milioni di euro e quest’anno Cuneo ha ricevuto indietro solo 1,1 milione di euro: troppo poco per garantire la manutenzione di strade e scuole.

“Il criterio adottato dal ministero dell’Interno per finanziare le Province è iniquo e antidemocratico – ha detto il presidente Federico Borgna e vi chiediamo di unirci a noi per protestare. Il territorio chiede in maniera compatta che ci venga riconosciuto quello che ci spetta, secondo lo standard degli altri perché ne vanno di mezzo i livelli di sicurezza sulla viabilità e per l’edilizia scolastica”.

Il consigliere provinciale Giorgio Lerda ha illustrato nei dettagli la situazione: “Abbiamo 500 mila euro per la manutenzione ordinaria di 72 edifici delle scuole superiori e 2,5 milioni per la gestione di 3.227 km di strade provinciali (80% di territorio montano). Non bastano nemmeno per sfalciare l’erba e dipingere le strisce, senza parlare dello sgombero neve che dalle nostre parti impegna in media 8,5 milioni di euro per la stagione invernale. Abbiamo difficoltà a chiudere il bilancio di previsione 2020 perché ci mancano 2 milioni di euro e dovremo fare altri tagli”.

Il consigliere Bruno Viale, delegato per la viabilità del Reparto di Cuneo, ha rincarato la dose: “La situazione non è solo difficile, è disperata. Nel Reparto abbiamo 707 km di strade in 60 Comuni, 414 ponti e 21 paravalanghe e 700 mila euro per la manutenzione. Soltanto per la segnaletica ne servirebbero 600 mila e ne abbiamo 110 mila.  Non è solo un problema di finanziamenti, ma anche di personale che risulta dimezzato rispetto agli ultimi 15 anni. Nel 2005 c’erano per tutta la Granda 300 cantonieri, ora sono 153 e nel 2020 scenderanno ancora a 142.  In alcuni circoli c’è un solo cantoniere, che cosa può fare?”.

Le tabelle presentate dal Reparto di Cuneo sono inequivocabili: “Alla Provincia di Cuneo il contributo statale per km è di 366 euro, che diventa 1.443 a Biella 2.477 ad Asti, 3.400 ad Alessandria fino al massimo di 5.802 per la Provincia di Novara. “Anche per quanto riguarda la manutenzione degli edifici scolastici essere stati virtuosi finora ci ha danneggiati – ha aggiunto la consigliera Milva Rinaudo – perché non sono stati presi in considerazioni il fatto che abbiamo 25.643 studenti (dato di gran lunga superiore se non doppio rispetto ad altre province piemontesi) e 72 edifici da gestire, con un contributo totale che è 1/6 rispetto a queste altre province". 


Al dibattito sono intervenuti i sindaci Livio Acchiardi (Dronero), Danilo Bernardi (Vignolo), Angelo Giverso (Vinadio), Mauro Fissore (Morozzo), Giorgio Gianti (San Damiano Macra), Massimo Burzi (Robilante) e Pino Chiavassa (Centallo).

Alla richiesta rivolta al Governo, Borgna ha aggiunto quella rivolta alla Regione Piemonte perchè risolva in fretta le questioni economiche sospese con la Provincia (ad esempio i sovracanoni idrici), quella all’Unione Province d’Italia (Upi) perché riveda i criteri di ridistribuzione delle risorse fra gli enti associati e, infine, ancora al Governo perché prosegua senza indugi nel percorso di revisione della legge n. 56 del 7/4/2014 di riforma delle Province sia in merito alle funzioni fondamentali, sia in merito alla governance. L’attuale formulazione della norma ha provocato instabilità istituzionale e incertezze nella programmazione degli interventi a tutto svantaggio delle comunità e dei territori. Occorre restituire alle Province piena agibilità e autonomia, permettendo l’erogazione dei servizi essenziali loro affidati dalla Costituzione e dalle leggi.

Il Parlamento dovrà avviare immediatamente un dibattito costruttivo sul futuro delle Province, assicurando nella prossima legge di bilancio interventi tali da garantire ai territori e alle comunità risorse adeguate ai servizi essenziali assegnati alle Province.I prossimi incontri con i sindaci della Granda sono già stati programmati a Mondovì (11 novembre), Alba (20 novembre) e Saluzzo (25 novembre).

 

Comunicato stampa

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