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Cronaca | 06 novembre 2019, 18:00

Bimbo braidese perse la mano sullo scuolabus: imputati chiedono "messa alla prova", Pm chiede congruo risarcimento

Prosegue in tribunale ad Asti il processo che vede imputati l’autista e il responsabile sicurezza della ditta di trasporti. Il legale della famiglia: "L’assicurazione dica chiaramente se intende pagare". La replica: "La compagnia valuterà"

Bimbo braidese perse la mano sullo scuolabus: imputati chiedono "messa alla prova", Pm chiede congruo risarcimento

Aperto il 3 giugno scorso, è proseguito lunedì 4 novembre con una nuova udienza il processo col quale il Tribunale Asti è chiamato ad appurare eventuali responsabilità penali in ordine a quanto accaduto il 28 ottobre 2016 in frazione Riva di Bra, dove un bimbo braidese di appena 6 anni perse la mano destra in seguito all’incidente occorso allo scuolabus sul quale stava viaggiando.

Di fronte al Tribunale in composizione monocratica (giudice Claudia Beconi), sono quindi chiamati in qualità di imputati – difesi rispettivamente dagli avvocati Fernanda Portulano e Carlo Mussa – l’autista del mezzo (S. D.) e il responsabile sicurezza (G. B.) delle autolinee Sac Srl di Bra, che effettuavano il servizio di scuolabus per conto del Comune.

Il bambino viaggiava a bordo dello scuolabus, diretto verso casa dopo la giornata di lezioni presso la scuola primaria di frazione Riva. In piedi, invece che regolarmente seduto al proprio posto, aveva infilato la mano destra nella fessura lasciata aperta dalla non perfetta guarnizione in gomma posta a chiusura della porta di uscita posteriore dal mezzo. Tale circostanza rese fatale l’errore di traiettoria intanto commesso dall’autista, che intento a effettuare una fermata – secondo l’accusa distratto dall’utilizzo del cellulare alla guida, ma la difesa ha respinto questa tesi –, andò a urtare il muro perimetrale in cemento armato di un’abitazione posta sul confine della strada. Nello scontro il piccolo subì un gravissimo schiacciamento dell’arto, sul quale si sarebbero rivelati purtroppo vani i diversi tentativi di reimpianto operati successivamente all’incidente.

In apertura del procedimento i genitori del bambino, patrocinati dall’avvocato albese Roberto Ponzio, si erano costituiti parte civile, chiedendo altresì di citare in giudizio la compagnia di assicurazione degli imputati, responsabile civile dell’accaduto, che – si apprendeva dallo stesso legale – aveva preso contatti col patrocinante con la stessa famiglia solamente alla vigilia dell’udienza. Accolta dal giudice quell’istanza, l’udienza di lunedì ha quindi visto l’ingresso nel processo della Itas Mutua di Trento, rappresentata dagli avvocati Marco Di Benedetto di Pordenone e Marco Sartori di Torino.

Sempre lunedì i difensori dei due imputati hanno manifestato l’intenzione di chiedere per i loro assistiti, il ricorso alla cosiddetta "messa alla prova", modalità alternativa di definizione del processo mediante la quale è possibile pervenire a una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato.

Una possibilità rispetto alla quale, stante il grave danno subito, il pubblico ministero Francesca Dentis ha però condizionato l’espressione del proprio necessario consenso al pagamento di un congruo risarcimento - o quantomeno alla presentazione di un’adeguata offerta in acconto – da parte della compagnia di assicurazione. Nell’attesa di valutare se tale offerta arriverà il giudice ha quindi aggiornato l’udienza al prossimo 20 gennaio.

Particolarmente severo in proposito il giudizio della parte civile: "Debbo rimarcare il comportamento distonico dei miei avversari – ha spiegato l’avvocato Ponzio –. Da un lato i difensori degli imputati hanno manifestato da subito sensibilità e attenzione per il grave danno biologico subito dal bambino. Una lesione che per il futuro gli precluderà la possibilità di praticare qualsivoglia lavoro di tipo manuale, mentre tuttora determina un importante danno esistenziale, per la limitazione che il piccolo ne ha avuto nelle attività ludico-ricreative, dallo sport all’utilizzo di strumenti musicali. Dall’altro la compagnia di assicurazione si è contraddistinta per arzigogoli e condotte dilatorie, prendendo contatto solo alla vigilia dell’udienza. Dica con chiarezza se intende risarcire e in tale caso assuma comportamenti concludenti".

"La compagnia valuterà l'opportunità di una possibile composizione bonaria tramite un risarcimento del danno", è la dichiarazione resa al nostro giornale dall’avvocato Marco Sartori per conto della Itas Mutua.

Ezio Massucco

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