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Attualità | 08 novembre 2019, 10:30

Oltre 26mila tonnellate di rifiuti in più, meno emissioni, odori e traffico: ecco il futuro dell'impianto di digestione ACSR

Ieri sera (giovedì 7 novembre) il progetto già visionabile sul sito della Provincia è stato illustrato alla V^ commissione consiliare: costerà oltre 13milioni di euro e ne farà fruttare al territorio provinciale 1 all'anno per 10 anni

L'apertura della commissione

L'apertura della commissione

Dovrà passare dalla gestione di 10.500 tonnellate annue di rifiuto organico differenziato e 7.600 di sfalci del verde a, rispettivamente, 35mila e 10mila per assicurare una produzione di biometano di 2200 tonnellate annue (30.800 Mwh/anno): è questo il futuro prossimo dell'impianto di digestione ACSR secondo le specifiche del progetto di riqualificazione e ampliamento presentato alla V^ commissione consiliare della città di Cuneo nella serata di ieri (giovedì 7 novembre).

Un momento di confronto e chiarificazione necessario quello tenutosi in sala Vinaj, viste le domande, i dubbi e le rimostranze presentate nel corso degli ultimi 24 mesi da amministratori del territorio e residenti, sia di Borgo San Dalmazzo – dove l'impianto “incriminato” si trova – sia della frazione di San Rocco Castagnaretta.

Le specifiche dell'intervento saranno disponibili fino al 15 novembre sul sito internet della Provincia, che raccoglierà anche eventuali osservazioni tecniche eventualmente pervenute; a dicembre, poi, si terrà l'assemblea dei sindaci dei territori coperti da ACSR che si esprimerà sul progetto.

Presenti in commissione l'assessore di Cuneo Davide Dalmasso, Cristiana Giraudo e Maurizio Pezzoli di ACSR, il presidente ATO Cuneo Elio Allario e alcuni rappresentanti di Legambiente e Pro Natura.

- IL PROGETTO

L'obiettivo alla base del progetto di riqualificazione dell'impianto è prima di tutto rilanciare il sito imprimendo un forte ammodernamento tecnologico dedicato al fornire biometano all'intero territorio provinciale, recuperando denaro pur diminuendo (in prospettiva) la tassa sui rifiuti senza andare ad aumentare l'impatto ambientale, le emissioni e gli odori: “Una sfida seria e importante che dobbiamo affrontare lavorando in rete tra consorzi – hanno concordato Allario, Pezzoli e Dalmasso - , un progetto consistente a ogni livello ma tecnologicamente molto efficiente”.

Stando alla relazione condotta da Giraudo e Pezzoli il digestore dovrà implementare una parte anaerobica nel proprio processo di trattamento dei rifiuti, aggiungendo (come detto) oltre 26mila tonnellate annue di materiale tra rifiuti differenziati organici e verdi; in generale però, con l'eliminazione della linea che tratta plastica e carta, la potenzialità complessiva dell'impianto scenderebbe da oltre 80mila tonnellate annue a circa 75mila.

Tutto questo a fronte di un consumo di suolo ulteriore di 2400 metri quadri (un 2-3% in più rispetto all'attuale), una minore produzione di rifiuti (il 35% del totale in entrata) e un consumo d'acqua considerevole (da 4mila a 20mila metri cubi).

Le emissioni puntuali non saranno pervenute se non a seguito di particolari e non auspicabili casi di emergenza, quelle aerali rimarrebbero uguali a quelle attuali e quelle fuggitive (derivate per esempio dal deposito del materiale) saranno più contenute, con conseguente minor dispersione di odori molesti.

Allo stesso modo anche l'impatto sulla mobilità sarebbe minimo. Anzi, la presenza del nuovo digestore ridurrebbe il traffico in entrata e uscita dall'impianto; secondo ACSR infatti, se i dati 2017 della Provincia – comunque sottostimati perché precedenti alla realizzazione della variante di Borgo San Dalmazzo – vedono passare 80 mezzi al giorno (il 3,3% del traffico totale sulla SP3), a seguito della riqualificazione del digestore scenderebbero a 60 (2,5% del traffico totale sulla SP3). Il tonnellaggio aggiuntivo di rifiuti da approvvigionare all'impianto si risolverebbe, poi, con l'aumento di “soli” quattro mezzi al giorno.

Il progetto, per stessa ammissione di ACSR e dell'assessore ancora in fase embrionale (il progetto di fattibilità si trova infatti attualmente sotto verifica di impatto ambientale), avrebbe un costo ipotizzato di 13.400.000 euro e nelle intenzioni frutterebbe al territorio circa 1 milione di utile all'anno per 10 anni.

- DUBBI E CHIARIMENTI

I vertici ACSR presenti e l'assessore Dalmasso hanno anche risposto ad alcuni dubbi espressi dalle associazioni ambientaliste e dai membri della commissione stessa.

Le prime hanno sottolineato come la presenza del biodigestore – pur rappresentando un'innovazione ottima dal punto di vista ambientale – rischierebbe di disincentivare le buone pratiche di compostaggio domestico: “L'autocompostaggio permette di non disperdere il carbonio in atmosfera ma di farlo ritornare al suolo; come si coniuga con la necessità di tonnellaggio da approvvigionare?”.

L'intenzione dell'amministrazione e degli enti coinvolti è però quella di non andare a gravare sul “mondo dell'autocompostaggio”, che dove e come possibile sarà promosso e continuato.

Il grosso scoglio, dibattuto anche in commissione, rimane ancora quello dell'approvvigionamento. In sostanza: dove si prenderanno le tonnellate annue di rifiuti che adesso mancano? Basterà davvero mettere in rete i quattro consorzi della provincia?

Un impianto a tonnellaggio più piccolo è possibile crearlo ma diventa un investimento economicamente inaffrontabile – ha spiegato Pezzoli - ; 35mila tonnellate arrivano da una solida stima: ad oggi non ci sono ma perché gli altri territori e consorzi provinciali stanno ancora concludendo di implementare la raccolta differenziata. Le possibili mancanze di 2-3mila tonnellate non sarebbero eventualmente difficili da recuperare da altre regioni”.

Come già sostenuto dall'assessore Dalmasso nel corso dell'ultimo consiglio comunale, quindi, sarà necessario un sistema di gare per “strappare” i rifiuti gestiti dagli altri consorzi alle realtà private: “ACSR attualmente li tratta a 86 euro a tonnellata, valore già adesso inferiore” assicura comunque l'assessore.

simone giraudi

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