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Politica | 09 novembre 2019, 07:30

#controcorrente: se lo Stato non finanzia le province con risorse adeguate, le abolisca in modo definitivo

E la “Granda” ha un problema in più: con 1 milione e 100 mila euro è al terz’ultimo posto in Italia come contributi ricevuti per la manutenzione delle strade e dei fabbricati scolastici. Evidentemente, oltre ai criteri di assegnazione che non tengono conto dei chilometri e del numero di studenti presi in carico, anche i parlamentari locali a Roma non picchiano i pugni sul tavolo e non vengono ascoltati

Il palazzo della Provincia di Cuneo

Il palazzo della Provincia di Cuneo

La Legge Delrio del 2014 sul riordino degli Enti locali ha ridotto fortemente il ruolo delle province. Innanzitutto a livello politico, perché gli amministratori non vengono più votati dai cittadini. E poi anche rispetto ad alcune funzioni svolte prima.

Tuttavia, non avendole cancellate dalla Costituzione, devono continuare a occuparsi di viabilità e di scuole superiori. Con le risorse ridotte al minimo. Se poi, in passato, sono state virtuose vengono ancora di più penalizzate dal trasferimento delle risorse statali.

La provincia di Cuneo in questo percorso è stata particolarmente danneggiata, risultando, nel 2019, al terz’ultimo posto in Italia per i finanziamenti ottenuti da Roma: solo 1 milione e 100 mila euro. Briciole, se si tiene conto che la “Granda” versa allo Stato tra gli 11 e i 12 milioni di euro ogni anno e che, a livello nazionale, è quarta per estensione del territorio, seconda come numero di Comuni, ventinovesima sul fronte abitanti e con una buona parte di superficie nelle Terre Alte che richiede investimenti superiori a molte altre province. Anche solo per lo sgombero neve. Da gestire, infatti, ci sono 3227 chilometri di strade e 72 fabbricati scolastici, con 25.643 allievi.

Ha detto il presidente Federico Borgna: “Il criterio adottato dal ministero dell’Interno per finanziare le province è iniquo e antidemocratico. La nostra situazione non è solo difficile, ma disperata. Chiediamo che già dalla Legge di Bilancio 2020 e per quelle degli anni futuri i contributi vengano ripartiti sulla base di parametri oggettivi rappresentati dai chilometri di strade e dal numero di studenti da gestire, oltreché dalla percentuale di aree montane rispetto alla superficie complessiva”.


Tutto vero. Però un paio di riflessioni bisognerebbe farle.  

La prima, più locale: i senatori e i deputati della “Granda”, eletti in Parlamento, quando portano ai tavoli di Roma le richieste del territorio evidentemente non picchiano i pugni sul tavolo e non vengono ascoltati. La provincia di Cuneo sta diventando un’area ai confini del mondo. Nonostante costituisca un modello per capacità produttiva e, su molti aspetti, pure sul fronte turistico e culturale.

La seconda, più generale: lo Stato, a cinque anni di distanza dalla Legge Delrio, ha l’obbligo “morale” e concreto di decidere cosa vuole farne delle province. Se intende continuare ad assegnare loro la gestione di viabilità e scuole superiori deve prevedere i finanziamenti adeguati a garantire la manutenzione delle infrastrutture e degli edifici. Altrimenti, prima di avviarle a una lenta e costante agonia, sarebbe meglio abolirle del tutto.            

#controcorrente

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