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Politica | 09 novembre 2019, 15:16

Governo in bilico: si affaccia l’ipotesi di elezioni anticipate in primavera

La crisi dell’Ilva e la consultazione regionale del 26 gennaio 2020 in Emilia Romagna sono banchi di prova cruciali per l’esecutivo Conte. A complicare le cose, lo spettro del referendum sulla “legge Fraccaro”, quella del taglio dei parlamentari

Governo in bilico: si affaccia l’ipotesi di elezioni anticipate in primavera

La situazione politica italiana resta tesa e la crisi dell’Ilva sta rendendo tutto più difficile, come si evince dal recente monito del Presidente della Repubblica al riguardo.

Come se non bastasse, il governo giallo-rosso potrebbe essere messo a dura prova, oltre che dalla vicenda di Taranto, anche dal fatto che l’intesa tra Movimento 5 Stelle e Pd traballa sempre più.

Il risultato dell’Umbria ha fatto dire ai leader dei due partiti di maggioranza, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, che l’alleanza che si pensava dovesse diventare strategica non ha retto alla prova dell’urna, per cui ognuno tornerà sulla propria strada.

Lo scenario più plausibile – a giudizio della maggior parte dei commentatori - appare il ritorno alle urne in primavera.

C’è però un dettaglio non irrilevante: la “legge Fraccaro”, quella del taglio dei parlamentari.

Approvata ad ottobre, entrerà in vigore il 12 gennaio 2020 sempre che nel frattempo non venga indetto un referendum. Cosa probabile considerato che in Senato, al momento, sono già 49 le firme raccolte sulle 64 necessarie per indire la consultazione.

Se non ci sarà referendum, la riforma che riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 entrerebbe in vigore a gennaio.

In questo caso per poter procedere ad elezioni servirebbe una nuova legge elettorale o perlomeno il ridisegno dei collegi elettorali.

In questa eventualità non è azzardato teorizzare una “trasversalità” parlamentare che significherebbe, all’atto pratico, far slittare le elezioni politiche al 2021.

Se invece si andasse a referendum, ci vorrebbe qualche mese in più evidentemente.

Se, viceversa gli eventi dovessero precipitare e ci fosse una crisi di governo a breve, le nuove elezioni non potrebbero che essere indette col vecchio sistema. In questo caso, il numero di parlamentari resterebbe, tra Camera e Senato, di 915 anziché scendere a 600 come stabilito dalla legge approvata un mese e mezzo fa.

E’ probabile comunque che non succeda nulla prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna, in calendario per il 26 gennaio 2020.

Ma dopo quella data tutto è possibile.

Se, come successo per l’Umbria, la regione da sempre roccaforte della sinistra, dovesse essere conquistata dalla destra, questo avrebbe inevitabili ripercussioni politiche nazionali e comporterebbe la verosimile messa in crisi del governo Conte.

A quel punto il Capo dello Stato non potrebbe che prenderne atto sciogliendo le Camere e rimandando gli italiani alle urne.



Giampaolo Testa

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