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Attualità | 14 novembre 2019, 10:45

Nuovo passo in avanti per far rinascere Ambornetti, la borgata di Ostana abbandonata da 70 anni: approvato il progetto preliminare

Dopo la variante al piano regolatore, è stato pubblicato online il progetto per la realizzazione di un nuovissimo resort, non solo per l’ospitalità turistica, ma con spazi dedicati anche al lavoro e a creatività, agricoltura, residenzialità, benessere. Obiettivo: contrastare lo spopolamento della montagna, con un occhio di riguardo alla sostenibilità. In ballo, la creazione di una ventina di posti di lavoro

La borgata Ambornetti nello stato in cui si trova oggi (FOTO ENRICO CRESPO) e, nell'altra immagine, il rendering del nuovo resort progettato

La borgata Ambornetti nello stato in cui si trova oggi (FOTO ENRICO CRESPO) e, nell'altra immagine, il rendering del nuovo resort progettato

Vi abbiamo già raccontato, in passato, la storia di Ambornetti, il borgo di Ostana abbandonato da 70 anni, dalle cui ceneri nascerà un nuovissimo resort, completamente immerso nella natura che lo circonda e nel contesto montano.

Una struttura non solo per l’ospitalità turistica, ma con spazi dedicati anche al lavoro e a creatività, agricoltura, residenzialità, benessere.

A febbraio 2018 avevamo pubblicato la notizia dell’acquisto, da parte del saluzzese d’origine Carlo Ferraro, di una dozzina di baite diroccate, messe all’asta dall’Amministrazione comunale, in quei giorni guidata da Giacomo Lombardo.

Ad oltre venti mesi da quell’annuncio, è stato pubblicato online, in questi giorni, il progetto preliminare per la rinascita dell’intera borgata. Di pari passo, si è concluso anche l’iter per la variante al Piano regolatore generale comunale, tassello fondamentale per l’avvio delle attività.

Ma chi è Carlo Ferraro?

44 anni, Ferraro è un imprenditore torinese del settore tech & ricerca, capofila di questo ambizioso progetto. Il suo obiettivo non è solamente quello di realizzare un resort contemporaneo: si punta infatti a ristabilire un insediamento permanente a quota 1600 metri di quota, “unendo il valore della ricerca scientifica alla qualità architettonica per realizzare un progetto di accoglienza unico sulle Alpi, completamente sostenibile a livello ambientale”.

Il progetto si pone l’obiettivo di cambiare il trend di spopolamento della montagna, nel corso del processo che ha allontanato sempre più dalle zone montane per scendere verso valle”.

In che modo? “Inserendosi idealmente in quella corrente contemporanea, che supera le latitudini, in cui si riconosce chi vuole mettere il proprio impegno civile e professionale nella riscoperta dei luoghi montani”.

In campo, insieme a Ferraro, un team di professionisti, supportati da un polo d’eccellenza come il Politecnico di Torino, che ha fornito appoggio sia in campo scientifico che in campo progettuale.

Si ragiona su “un'idea di sostenibilità a tutto tondo: economica, sociale e ambientale”.

Alcuni esempi: grazie all’applicazione di tecnologie esclusive riutilizzerà gran parte delle acque prima che vengano restituite all’ambiente e tratterà in loco tutti i rifiuti prodotti senza la necessità di conferirli a valle in modo da raggiungere il 100% di riuso e riciclo.

Oppure ancora: una totale autonomia a livello di approvvigionamento energetico e si pone l’obiettivo, a regime, di generare una produzione annua da fonti rinnovabili – soprattutto massimizzando l’energia solare – superiore al reale fabbisogno di energia elettrica della struttura. La produzione in eccesso sarà accumulata con un sistema misto idrogeno-batterie utilizzabile al momento del bisogno.  

Si progetta con tecnologie esclusive e impiego di energie rinnovabili, che prevedono l’utilizzo di materiali locali. La volontà è anche quella di creare posti di lavoro (una ventina) e sostenere la filiera artigianale, riattivando percorsi di sviluppo locale che reinterpretano le attività più tradizionali in chiave contemporanea per dar vita ad un processo di rinascita di questi luoghi”.

Il progetto “Ambornetti Monviso Retreat”, come spiegano i responsabili, sorgerà nel territorio di un comune – Ostana, per l’appunto – “da tempo considerato un laboratorio del nuovo abitare alpino, dove si sperimentano progetti di recupero del patrimonio architettonico e storico e si lavora ad una nuova valorizzazione del paesaggio montano”.

Ferraro – si legge nella nota biografica a margine dell’aggiornamento sul progetto Ambornetti – insieme ai suoi soci “sono imprenditori che hanno maturato anni di esperienza in grandi aziende torinesi e poi hanno deciso di investire nella loro attività: applicazioni della tecnologia laser a livello industriale (Laserlam) ma anche per la creazione di sistemi altamente innovativi per il trattamento delle acque e dei rifiuti (Iris).

Sono l'espressione di quel ‘capitalismo umanistico’ che include, al pari delle variabili economiche, anche gli aspetti riguardanti il rispetto della natura e delle sue risorse, la soddisfazione e lo sviluppo delle persone come parte integrante del successo di un modello imprenditoriale. 

Ed è in questa direzione che si cercano nuovi potenziali investitori interessati ad approfondire il progetto Ambornetti Monviso Retreat, con la consapevolezza che ci sia un movimento sempre più ampio di professionisti che guardano al business in ottica più ampia, pensando alla qualità della vita delle persone e al futuro che consegneremo alle nuove generazioni”.

Nicolò Bertola

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