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Cronaca | 14 novembre 2019, 16:48

Caraglio: in quattro a processo per rissa, lesioni personali aggravate, minacce, porto di armi improprie e resistenza a pubblico ufficiale

L’episodio risale al 19 maggio dello scorso anno

Il tribunale di Cuneo

Il tribunale di Cuneo

Il bilancio della rissa scoppiata in via Brofferio a Caraglio nel pomeriggio del 19 maggio dello scorso anno era stato di quattro feriti, fra cui un carabiniere. Oggi in tribunale il processo a carico di quattro imputati, due di origini marocchine e due italiani, chiamati a rispondere a vario di titolo di rissa, lesioni personali aggravate, minacce, porto di armi improprie e resistenza a pubblico ufficiale.

Difficile ricostruire chi avrebbe aggredito chi. Parrebbe che all’origine dei dissapori ci fossero i rumori provenienti dall’appartamento occupato da C. con il padre F.A., e dei quali il vicino M.H. si lamentava da tempo.

A calmare gli animi erano intervenute diverse pattuglie di carabinieri da Cuneo e da Dronero, oltre ai militari di Caraglio. Uno di questi ultimi ha raccontato di essere stato spintonato da M.H. quando era andato a chiedergli di mostrare i documenti, rimediando una botta al volto, con prognosi di 5 giorni.

Le armi improprie utilizzate furono un falcetto, una pala, un bastone. “Stavo uscendo dal condominio per andare a lavorare nel mio orto dietro casa con il falcetto in mano quando mi si è parato di fronte M.A., un conoscente del mio vicino M.H.,”, ha raccontato F.A.. “Sono stato attaccato all’improvviso da A. che mi ha dato una bastonata alle costole. Poi è arrivato anche H. che mi ha colpito con una pala alla tempia. Mio figlio C. è sceso per aiutarmi ma è stato aggredito anche lui”.

Io sono stato colpito con un calcio in faccia” ha testimoniato C.A.. “Era da una settimana che mi dicevano ‘ti ammazzo’”.

Altra storia quella raccontata da M.A: “F.A. era armato di falcetto, voleva fare fuori il mio amico M.H. e la sua famiglia. Io sono rimasto ferito alla mano e sono scappato via. Ho visto che c’era un bastone, l’ho preso in mano per difendermi ma non l’ho usato per colpire. La pala invece proveniva dal cantiere vicino, l’avevamo presa perché l’altro aveva il falcetto in mano”.

Il processo è stato rinviato al 27 aprile del prossimo anno per i testi residui







Monica Bruna

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