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Cronaca | 29 novembre 2019, 12:42

Residui di Fipronil nelle uova, assolti "perché il fatto non sussiste" titolari di un'azienda cuneese

La bomba del Fipronil era esplosa in Belgio e Olanda nel 2017 e aveva coinvolto un'azienda di produzione di uova del territorio. Erano difesi dall'avvocato Maurizio Paoletti: "Accertata la loro correttezza a tutela del buon nome dell’azienda e della clientela, verso la quale vi è sempre stata massima attenzione”

Residui di Fipronil nelle uova, assolti "perché il fatto non sussiste" titolari di un'azienda cuneese

Aveva toccato anche la provincia di Cuneo lo scandalo internazionale del Fipronil, una bomba scoppiata nel 2017 in Belgio e in Olanda. 

Il Fipronil è un antiparassitario (quello che si dà a cani e gatti) che però è vietato sugli animali da produzione. E' ritenuto uno dei prodotti che causa la morte delle api, per cui ne è stato vietato l’impiego se non su prodotti vegetali in serra. Nei prodotti ne è ammessa la presenza ma solo in una percentuale molto bassa 0,005 mg/kg.

Il caso internazionale: nell’agosto 2017 vengono rilevate tracce di Fipronil in partite di uova provenienti dall’Olanda, dove una ditta lo aveva inserito in un prodotto per la disinfestazione di aziende avicole senza indicarlo nell’etichetta.

In Granda vennero coinvolti negli accertamenti e nei controlli sette allevamenti - a Sommariva Perno, Mondovì, Fossano e Cuneo - per le presunte violazioni e che nella sola nostra provincia portarono a distruggere 2 milioni di uova e 200mila galline, con sei aziende costrette a ritirare i propri prodotti dal mercato e ad avviare le relative procedure di legge.

Tra le aziende coinvolte anche una cuneese. Per i cui titolari, dopo più di due anni, ieri 28 novembre è arrivata la sentenza di assoluzione.

A spiegare la vicenda il loro legale, Maurizio Paoletti: "I miei assistiti, che hanno un'azienda agricola di produzione e vendita uova, utilizzano solo procedimenti di disinfestazione biologica dei capannoni. A settembre 2017, dopo che era scoppiato il caso a livello internazionale, decisero di far eseguire in autocontrollo, dalla GemChimica di Busca, le analisi su un campione della produzione".

Nessun laboratorio in provincia è attrezzato per le analisi sul Fipronil, per cui queste vengono gestite da laboratori fuori provincia.

Il controllo su un capannone in autocontrollo rilevò la presenza del metabolita del Fipronil, il fipronil-sulfone, che rimane nel grasso animale a lungo, mentre il Fipronil (0,003) risultò sotto la soglia ammessa (0,005).

Spiega Paoletti: "I miei assistiti bloccarono immediatamente la produzione ed avvertirono l’ASL, chiedendo poi al laboratorio di analisi altre verifiche per capire l’origine. A seguito della segnalazione, verso metà settembre del 2017, l’ASL CN1 decise di procedere insieme ai NAS di Alessandra ai prelievi in azienda; gli accertamenti diedero esito contraddittorio: le verifiche sul lotto già oggetto di autocontrollo diedero esito positivo, mentre quelle successive esito negativo. La produzione venne comunque sospesa per ulteriori controlli e solo dopo qualche mese riprese regolarmente. Anche i controlli sugli animali già venduti al macello diedero esito negativo".

Tutto concluso? No: a febbraio del 2018 i soci dell’azienda ricevono decreto penale di condanna alla ammenda di 2.000,00 per il reato di cui all’art. 5 legge 283/1962. Facendosi assistere dall'avvocato Paoletti, decidono di presentare opposizione.

Ieri 28 novembre 2019 la sentenza di assoluzione, che il legale ha così commentato: “Il PM, conclusa l’istruttoria, ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato dando atto della buona fede dei miei assistiti, ma mi fa piacere che invece il Giudice abbia accolto la tesi difensiva assolvendo gli imputati con formula piena perché il fatto non sussiste, segno evidente non solo della mancanza dell’elemento soggettivo del reato ma anche della sua stessa sussistenza oggettiva. I miei clienti sono titolari di una azienda agricola che opera nel cuneese da moltissimi anni e sono lieti che sia stata accertata la loro correttezza a tutela non solo del buon nome dell’azienda ma soprattutto nei confronti della clientela verso la quale vi è sempre stata massima attenzione”.     

 

 

Barbara Simonelli

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