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Attualità | 07 dicembre 2019, 17:09

La casa è il primo passo verso una vita nuova: a Cuneo rinnovati gli spazi del Ghiro, ex dormitorio diventato unità abitativa sociale

Ci vivono quattro uomini, stranieri e italiani. L'avere un posto dove stare e di cui prendersi cura è un passo verso la riabilitazione sociale. Sono eguiti passo passo dagli educatori nel progetto della Caritas "Prima persona plurale"

La casa è il primo passo verso una vita nuova: a Cuneo rinnovati gli spazi del Ghiro, ex dormitorio diventato unità abitativa sociale

Caritas, Consorzio Socio Assistenziale, Comune di Cuneo, cooperative Momo ed Emmanuele. Sono loro il motore e gli ingranaggi di un progetto che a Cuneo coinvolge, attualmente, 15 persone tra italiani e stranieri: si tratta di "Prima persona plurale", un percorso verso l'autonomia e la propria realizzazione personale.

Partendo dalla dignità. Di una casa, di una formazione in vista della ricerca di un lavoro, di una consapevolezza e della possibilità di ricominciare.

Sono davvero tante le persone, molti sono volontari, che operano in questo ambito a Cuneo, in una sinergia di intenti e di obiettivi che ne costituiscono la forza, come ha evidenziato ieri mattina Claudio Mezzavilla, direttore della Caritas di Cuneo, durante un momento di festa nei locali del Ghiro, in via Busca 8 a Cuneo. Da dormitorio per otto persone, aperto nel 2010, a unità abitativa sociale, per quattro uomini.

Il custode è Adil, marocchino, in Italia da tanti anni, presenza discreta e fidata. Il motore del progetto: competenza, cuore e pazienza, spesso in contesti con persone che hanno una storia difficile alle spalle.

I locali, del Comune, sono stati rinnovati e dotati di ogni confort, dalla televisione alla lavatrice. I mobili sono stati fatti da Sergio e Piero, che hanno lavorato con passione per rendere i locali belli e accoglienti.

"Chi vive qui sta seguendo un percorso, seguito individualmente da un educatore. Il percorso è di almeno un anno. La bellezza dei locali nasce dalla filosofica che la cura chiama cura", ha ancora detto Mezzaviila.

Presente anche il vicesindaco Patrizia Manassero, che ha spiegato come il progetto faccia parte del piano di contrasto alla povertà in appoggio ai senza dimora, legandosi al tema dell'housing first, iniziato con la precedente amministrazione. "Si tratta di un lavoro che coinvolge vari soggetti afferenti al terzo settore. Non un'azione spot ma un vero e proprio percorso, con risorse dedicate, che puntano a far ritrovare autonomia e dignità a chi accetta di entrarvi. Ringrazio tutti per il lavoro che fanno", ha detto la Manassero.

In città i senza dimora sono circa 80. Non tutti accettano di entrare nel progetto di reinserimento sociale, ma chi lo fa ha una squadra che lo segue e che lo guida nel cammino verso il futuro e l'autonomia.

Barbara Simonelli

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