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Al Direttore | 09 dicembre 2019, 08:56

Sardine cuneesi, alcune riflessioni controcorrente

Riceviamo e pubblichiamo

Sardine cuneesi, alcune riflessioni controcorrente

Gentile direttore,

Prendendo spunto dalla vostra rubrica “controcorrente” mi permetto alcune riflessioni sulla piazza straordinaria convocata lo scorso sabato a Cuneo dal movimento delle cosiddette “sardine”.

Penso innanzi tutto che quella piazza cuneese sabato scorso sia stata la risposta straordinaria e migliore a 10 anni di antipolitica, del “son tutti uguali”-a chi, anche nelle città della nostra provincia-lavora per creare odio, per metterci non già contro quelli del piano di sopra ma contro chi sta peggio.

Quindi un grazie alle ragazze ed ai ragazzi che hanno lanciato l’invito anche qui.

Penso che non occorra inventarsi nulla: per alcuni, come me, che da un bel po’ di anni nuotano, spesso in direzione ostinata e contraria, la bussola non può che essere la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza, troppo spesso bistrattata e calpestata non solo dai fascio leghisti, purtroppo.

E la nostra città ha dato molto per questa Costituzione, buttiamo a mare la retorica: sono i muri dei quartieri un tempo popolari di Cuneo che ci parlano, attraverso i nomi dei caduti per la liberazione della nostra città, scolpiti sulle lapidi. Arrivando in quella piazza, sabato scorso, ne ho letti parecchi, alzando lo sguardo.

I fascisti li chiamavano e li chiamano banditi, ma come recita una bella poesia di Gino Giordanengo “era gente di qui, la solita, senza voglia di morire. Ma la resistenza l’hanno fatta loro, per essere uomini (e donne) in una città di gente pulita”.

Il leghismo, il razzismo, il fascismo di ritorno vengono da lontano, attecchiscono tra i ceti popolari più colpiti da decenni di politiche antipopolari sui redditi, sull’occupazione, sui diritti.

L’austerità, la macelleria sociale perché l’Europa ce lo chiede, e son sempre i più poveri a pagare: il jobs act, la cancellazione dei diritti dei lavoratori, far cassa sulle pensioni.

Cosi facendo si è fatto crescere il consenso per le destre, che indicano chiaramente il nemico nel più povero. Perché al di là delle luminarie natalizie c’è una sofferenza sociale vera, con una concentrazione di ricchezza spaventosa.

Occorre far pagare i ricchi per una riconversione ambientale, per la messa in sicurezza dei nostri territori, per riqualificare la scuola, perché la cultura è un’arma potentissima, per ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.

Occorre chiedere a gran voce a questo governo la cancellazione immediata dei decreti sicurezza, che non sono solo contro i migranti, ma sono contro i poveri in generale.

Allora al di là dei riflettori mediatici dobbiamo tenere attiva questa rete fatta di persone in carne ed ossa, con idee differenti, che in questi anni in associazioni, volontariato, sindacati, partiti, parrocchie non hanno mai abbassato la testa.  Perché nessuna e nessuno si senta solo di fronte ad un sopruso.

Mantenete, manteniamo questa rete, che ci aiuti a camminare insieme, ognuno con le propri sensibilità, ma uniti da un obiettivo comune: sconfiggere la paura e la prepotenza. In fondo cosa fu la Resistenza?

Non so, come si legge nel vostro articolo, se le “sardine”  avranno futuro solo se diventeranno qualcosa di organizzato che propone alternative.

La percezione che ho avuto è il bisogno di stare insieme, in tante e tanti, unire ciò che il neoliberismo ha diviso.

Il mio augurio lo faccio, soprattutto alle “sardine” più giovani, presenti in gran numero in quella piazza, citando un grande italiano morto nelle carceri fasciste, Antonio Gramsci:

Agitatevi, perché abbiamo bisogno di tutto il vostro entusiasmo

Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.

Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza!

Grazie per l’attenzione

Fabio Panero

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