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Economia | 10 dicembre 2019, 09:45

Dalle 6 del mattino davanti ai cancelli, anche i lavoratori ex-Ilva di Racconigi incrociano le braccia

Nello stabilimento sono occupati 145 lavoratori i quali temono che le scelte della multinazionale franco-indiana possano abbattersi anche su gli altri siti italiani

Dalle 6 del mattino davanti ai cancelli, anche i lavoratori ex-Ilva di Racconigi incrociano le braccia

Dalle 6 di questa mattina i lavoratori dell’Ex Ilva di Racconigi stanno presidiando davanti ai cancelli dello stabilimento. L’iniziativa è legata allo sciopero nazionale degli stabilimenti italiani appartenenti al gruppo Arcelor Mittal a seguito della comunicazione lo scorso 4 dicembre del piano industriale del gruppo franco indiano: piano che prevede 6.500 esuberi entro il 2023, 2.891 immediati. Questa scelta riguarda l’annosa questione di Taranto, ma Arcelor ha tra le controllate anche altri stabilimenti. Tra cui l’ex Ilva di Racconigi.

Qui è presente l’acciaieria che si occupa della realizzazione di profili cilindrici (tubi). Sono occupati 145 lavoratori i quali temono che le scelte della multinazionale franco-indiana possano abbattersi anche altri siti italiani.

Nella giornata di oggi è stata indetta a Roma una manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil per tre ore per porre l’attenzione sulle crisi industriali aperte in Italia e in solidarietà ai lavoratori tarantini.

“Restiamo preoccupati” – ci aveva dichiarato Corrado Denaro della Fiom -  “Se l’azienda si comporta in questo modo con Taranto non vorremmo che scelte analoghe si ripercuotessero anche sui 145 lavoratori di Racconigi.”

CONFARTIGIANATO CUNEO: “RITARDI NEI PAGAMENTI, RISCHIAMO DI CHIUDERE”

Nei giorni scorsi l’associazione di categoria rappresentante gli artigiani cuneesi avevano posto l’attenzione sulla crisi dello stabilimento di Racconigi: “In provincia di Cuneo” – è la denuncia espressa da molte imprese interessate direttamente e indirettamente dall’indotto della multinazionale - sono tante le attività produttive fornitrici di beni e servizi della grande industria, tra cui proprio l’ex Ilva di Taranto. In generale, nel cuneese, si possono stimare oltre 400 imprese operanti in misura esclusiva o prevalentemente nel comparto della subfornitura.”

"Le imprese artigiane che rappresentiamo
– avevano dichiarato Luca Crosetto e Giorgio Felici, rispettivamente presidente provinciale e regionale di Confartigianato – sono sconcertate dall’esito che sta avendo la gestione della crisi da parte del Governo, una crisi che parte da lontano e che si sta trascinando senza l’assunzione di decisioni coese e ferme nell’interesse non solo dei dipendenti dell’ex Ilva ma anche delle imprese dell’indotto. Non è più possibile tollerare l’inerzia della politica di fronte allo smantellamento sistematico degli assets strategici del Paese, che purtroppo va a vantaggio della concorrenza estera. Si pone quindi un problema morale rispetto alla necessità di tutelare la sopravvivenza del sistema delle imprese italiane".

Daniele Caponnetto

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