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Politica | 10 dicembre 2019, 12:27

Calderoni: “Occorrono scelte politiche appropriate per rilanciare le aree rurali e montane"

Il sindaco di Saluzzo, dopo l’emergenza alluvionale, evidenzia come il sistema istituzionale delle aree periferiche scricchioli sempre più. “Il modello di riferimento – afferma – esiste ed è la rete di amministrazioni locali che, nel marasma generale, rappresenta uno dei pochi elementi di tenuta del sistema”

Il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni

Il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni

Il sindaco di Saluzzo, Mauro Calderoni, che ha fatto dell’ “Area vasta” uno dei suoi cavalli di battaglia, dopo gli eventi alluvionali e la visita di ieri nella Granda della ministra Paola De Micheli, interviene nel dibattito sollecitando le istituzioni a prestare maggiore attenzione alle aree cosiddette periferiche.

Scrive Calderoni: “A qualche giorno dalle piogge devastanti che hanno messo a dura prova la Granda, il Consiglio Provinciale ha intrapreso un tour per parlare delle difficoltà finanziarie della Provincia e della conseguente impossibilità di garantire un’adeguata manutenzione ordinaria del territorio e la sostenibilità dei servizi di area vasta.

Ieri poi è stato il turno dell’attuale Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli che nel pomeriggio ad Alba ha incontrato i Sindaci cuneesi ed ha annunciato fondi straordinari per l’emergenza alluvione e lo sblocco definitivo della At - Cn.

Bene. Però il difficile frangente di fine novembre – osserva il sindaco - è stata l’ennesima dimostrazione di come il sistema istituzionale nelle aree periferiche scricchioli sempre più: la transizione dalle province ai nuovi enti di area vasta è incompleta, le Unioni non hanno sostituito del tutto le Comunità montane, le competenze e le risorse finanziarie ed umane dei singoli Comuni sono purtroppo parziali rispetto alla dimensione minima necessaria per gestire efficacemente i servizi e tentare la risoluzione dei problemi anche quotidiani.
Non sono mancati gli errori
- ammette -, ma un modello di riferimento esiste ed è la rete di amministrazioni locali che, nel marasma generale, rappresenta uno dei pochi elementi di tenuta del sistema. Gli amministratori locali non si sono mai tirati indietro davanti a difficoltà ed imprevisti: presenza costante, attenzione e risposte certe, prossimità col cittadino, sono gli elementi caratteristici di una politica locale attenta, proattiva, coinvolta, efficace.

Serve però un nuovo paradigma nell’affrontare le politiche territoriali, sia in termini di dimensionamento delle progettualità, che di allocazione di risorse: perché non investire risorse comunali – suggerisce - su progetti di scala superiore? Perché non scongelare risorse esistenti non adeguatamente o per nulla sfruttate? Perché non puntare su una sistematica azione di analisi ed attrazione di risorse esterne al sistema degli enti locali?
Un primo passo, a mio sommesso parere, potrebbe essere una pianificazione strategica, per non annaspare nella gestione dell’esistente ed immaginare il futuro di territori che vogliano continuare a crescere. Viabilità, trasporti, sanità, socio-assistenza, acqua, rifiuti, logistica e programmazione urbanistica hanno bisogno di una prospettiva di area vasta, coerente con la specificità dei territori e delle infrastrutture in essere ed in progetto.

Era appena il 3 ottobre 2018 – annota - quando a Strasburgo veniva approvata la “Risoluzione per la realizzazione di un’Agenda europea per le zone montane, rurali e remote”, che rappresentano l’80% del territorio europeo, ma che hanno poco peso politico poiché abitate solo dal 20% della popolazione.
Una strategia europea che guarda ai territori marginali che chiedono però di non diventare emarginati: zone montane, rurali, periferiche insomma, che rappresentano gran parte del territorio europeo, ma anche italiano e soprattutto della nostra Granda. Per la salvaguardia di ambiente e territorio, per innescare uno sviluppo sostenibile, per la tutela della biodiversità e delle tipicità, servono modelli innovativi perché la tendenza alla concentrazione di persone e servizi in zone urbane sta mostrando la corda.

Come in passato si sono pensate una serie di politiche per rilanciare le periferie urbane, ora – propone Calderoni - si potrebbe fare la stessa cosa per le zone rurali e montane, per riprogettare questi territori, con approccio coerente e completo, riguardo a trasporti, sanità, welfare, scuola ed in generale i servizi pubblici.
Bisogna orientare in tal senso le priorità di spesa dei prossimi fondi strutturali e della politica di coesione poiché occorre una vera cooperazione tra i diversi territori, uno scambio continuo di risorse, anche umane, di conoscenze, di esperienze, per promuovere lo sviluppo locale, stabilizzare e compensare le tendenze negative del mercato globale, le dinamiche demografiche ed il consumo di risorse naturali.


Se è vero che si progredisce solo se si agisce insieme, è giunto il tempo di quel grande dibattito pubblico ed aperto, già proposto più volte e da più parti, affinché si inneschi un confronto di idee per le nostre terre. Confronto che richiede tempo, passione, competenza, visione, ma anche grande equilibrio e senso di responsabilità per smascherare la propaganda aggressiva e populista che pervade il dibattito politico.
Il mondo cambia velocemente
– conclude il sindaco di Saluzzo - e dobbiamo continuamente cambiare anche noi”.

 

GpT

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