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Cronaca | 11 dicembre 2019, 17:31

Cuneo, una condanna e quattro assoluzioni nel processo per truffa ai danni del Comune nei lavori di difesa spondale ai Ronchi

Nel 2014 i sopralluoghi della Guardia di Finanza avevano fatto emergere difformità rispetto al progetto esecutivo

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

L’appalto del valore di 420 mila euro per l’esecuzione di lavori di difesa spondale realizzati nell’alveo del fiume Stura in frazione Ronchi era stato aggiudicato dal Comune di Cuneo ad un raggruppamento temporaneo di imprese (Ati) con sede in provincia di Salerno nell’agosto 2012, al termine di una procedura alla quale avevano partecipato 200 imprese.

L’Ente aveva affidato la direzione dei lavori ad uno studio di ingegneria torinese, che aveva già elaborato il progetto, e deciso che i pagamenti sarebbero avvenuti in corso avanzamento d’opera. Il direttore dei lavori aveva certificato la conformità dei lavori. Nel giugno 2014, quando il Comune doveva pagare l’ultima fattura a saldo, la Guardia di Finanza effettuò alcuni sopralluoghi che evidenziarono già un parziale collasso della sponda nel primo tratto della sponda.

La Procura delegò ulteriori analisi sulla documentazione contabile e amministrativa e affidò ad un ingegnere membro dell’A.I.P.O. (Agenzia Interregionale per il fiume Po) specifici accertamenti peritali che rivelarono carenze strutturali.

Ieri si è concluso con una condanna e quattro assoluzioni il processo per frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico e truffa aggravata ai danni del Comune di Cuneo. Assolti l’ingegnere torinese A.D., direttore dei lavori, e D.Re. E G. e A. D’U., titolari della M.C. srl di Salerno, mentre il geometra D.Ru., amministratore della I. srl, una ditta di costruzioni calabrese alla quale la M.C. srl aveva subappaltato i lavori, è stato condannato a un anno di reclusione e mille euro di multa.

Per il pm Giulia Colangeli, che aveva chiesto che tutti gli imputati fossero condannati “Se non fossero intervenute le indagini avremmo avuto un’opera – poi demolita e riedificata - che non sarebbe servita a nulla o, in caso di piena, avrebbe potuto comportare conseguenze spiacevoli”.

Dalle indagini era emerso che furono utilizzati il 47 per cento in meno dei “massi ciclopici”, parte dei quali in materiale scadente, rispetto al quantitativo previsto dall’appalto, con un risparmio per gli esecutori dei lavori di circa 100 mila euro, cifra corrispondente al corrispettivo pattuito fra la M.C.srl e la subappaltatrice I.srl.

A.D.e e D.Re. hanno già risarcito il Comune di Cuneo, costituito parte civile con l’avvocato Paolo Dotta, per danni derivanti dalla spesa per i lavori di ripristino, e soprattutto d’immagine. La vicenda aveva avuto atti strascichi polemici anche all’interno dell’Amministrazione cuneese. Sarà invece il giudice civile a stabilire l’importo che D.Ru. dovrà versare nelle casse comunali.


Monica Bruna

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