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Agricoltura | 11 dicembre 2019, 10:11

Quattromila agricoltori dalla Granda in piazza a Torino al grido di “Bôgia Piemunt: il tuo futuro siamo noi!”

Manifestazione organizzata da Coldiretti in corso stamattina, con corteo in piazza Vittorio Veneto, via Po e arrivo in piazza Castello. In tutto sono 15mila (FOTO E VIDEO)

Quattromila agricoltori dalla Granda in piazza a Torino al grido di “Bôgia Piemunt: il tuo futuro siamo noi!”

"Forza Regione, aumentiamo la velocità". “Meno scartoffie più futuro”, “Ai giovani – carta + terra” e “Senza agricoltori la terra cede: +sostegno  - burocrazia”.

Sono alcuni degli slogan che si leggono sui cartelli dei migliaia di agricoltori, oggi in protesta a Torino. Quattromila vengono dalla Granda. Da piazza Vittorio si snoderà un corteo guidato dai trattori verso piazza Castello. 

Sotto accusa sono i bassi prezzi pagati nelle campagne per la frutta ma anche l’invasione di riso asiatico agevolato che mette fuori mercato le produzioni Made in Italy e soprattutto i pesanti ritardi della Pubblica Amministrazione che spingono alla fuga dalle campagne. Più di 1 giovane su 3 in Piemonte si è visto respingere il sogno di diventare agricoltore con il rischio concreto di restituzione a Bruxelles delle risorse comunitarie relative ai Piani di Sviluppo Rurale (Psr), denuncia la Coldiretti. Mascotte della protesta la capretta Bôgia, animale tenace simbolo della lotta contro l’immobilismo. 

"Siamo qua - dice il presidente di Coldiretti Piemonte - in rappresentanza delle oltre 100.000 persone che ogni giorno in Piemonte vivono di agricoltura: abbiamo bisogno di un’altra velocità per la nostra agricoltura piemontese". Sotto accusa in particolare l'assessorato regionale all'Agricoltura, guidato da Marco Protopapa, che "dorme da troppo tempo: abbiamo bisogno di risposte ad esigenze chiare".

"Tantissimi giovani - continua Moncalvo - hanno fatto domanda ancora nel bando 2019 per l'insediamento: ad oggi solo uno su cinque è stato finanziata. E l’assessore sta scegliendo di usare i soldi non per i giovani, ma per altre misure. Gli impegni che Protopapa si è preso sulla frutta quest’estate sono rimasti ancora fermi". "Sul fronte della fauna selvatica - continua - vorremmo che il Piemonte fosse il capofila. Penso al piano lupo fermo da tre anni: è scritto e comprende tutte le misure, fino all'abbattimento per fare in modo che questa situazione che sta degenerando possa essere affrontata attraverso uno strumento costruito con tutta la comunità scientifica". "Poi sul cinghiale - continua il numero uno di Coldiretti Piemonte - e gli ungulati abbiamo bisogno di azioni concrete, di smetterla con questa situazione per cui il Piemonte nove mesi l’anno è diviso in zone: è una situazione di allarme, bisogna che il cacciatore possa avere la libertà di fare attività di selezione". "C'è poi il problema della velocità nei pagamenti non è possibile che quando ci sei un danno i soldi si prendono dopo 2-3 anni" conclude Moncalvo.

Le parole del presidente di Coldiretti PImonete Roberto Moncalvo 

Redazione

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