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Attualità | 11 dicembre 2019, 19:14

Ex ILVA, Elena Chiorino: "Finito il tempo delle chiacchiere, serve subito l'area di crisi complessa per i territori piemontesi"

"Mentre da Roma abbiamo assistito a un balletto di parole sterili e finte rassicurazioni qui la situazione rischia di diventare drammatica"

Ex ILVA, Elena Chiorino: "Finito il tempo delle chiacchiere, serve subito l'area di crisi complessa per i territori piemontesi"

Cresce la rabbia e la preoccupazione anche in Piemonte dopo lo sciopero di ieri e la vera e propria, doccia fredda della chiusura dell'altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto, che per i sindacati, senza troppi giri di parole, apre a scenari «drammatici».

In Piemonte, tra gli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi e l’indotto (in particolare con la Sanac di Gattinara con più di cento dipendenti) la situazione rischia di diventante incandescente, proprio come un altoforno acceso. A esprimere solidarietà ai lavoratori, che ieri hanno incrociato le braccia, è l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, che sta seguendo la vicenda con attenzione, ma anche con grande apprensione per le sorti degli addetti e del comparto siderurgico italiano e piemontese.

«Il Governo non può più giocare a rimpiattino - spiega Chiorino - Mentre da Roma abbiamo assistito a un balletto di parole sterili e finte rassicurazioni qui la situazione rischia di diventare drammatica. Per questo chiediamo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di dichiarare immediatamente aree di crisi industriale complessa quelle interessate dagli stabilimenti ex Ilva».

Per Chiorino «è ora di finirla di giocare sulla pelle dei lavoratori. Noi stiamo seguendo passo dopo passo tutta la vicenda, siamo stato al MISE, abbiamo solo sentito parole, ma qui in ballo ci sono circa mille posti di lavoro e non è accettabile, si rischia l’ennesimo dramma sociale».

Le centinaia di lavoratori piemontesi interessati da questo scempio, alle quali si aggiungono quelli di Sanac, azienda di Gattinara collegata a Ilva, devono sapere chi ringraziare per questo scempio politico, questa dimostrazione di inettitudine e di incapacità a governare di cui fulgido esempio è stata la brillante idea di eliminare lo scudo penale, offrendo il miglior alibi possibile ad ArcelorMittal per spegnere tutto ed andarsene.

«Il vero problema è che in Italia - spiega ancora l’assessore - manca una serio piano industriale che tuteli le produzioni strategiche come l’acciaio. E perdendo il siderurgico perdiamo anche un pezzo di sovranità. Cosa che la seconda potenza manifatturiera d’Europa non può permettersi in alcun modo».

Conclude Chiorino: «Ora Conte e il Governo facciano la loro parte e tutelino i lavoratori piemontesi interessati da questo scempio. E la smettano di inventarsi favole come quella di suggerire di puntare, a Taranto, sulla mitilicoltura, ovvero l’allevamento di cozze. A Conte ricordo che qui in Piemonte mare non ne abbiamo e non possiamo «andare a cozze» come forse lui vorrebbe che facessimo. Servono immediati provvedimenti, non abbiamo più tempo da perdere con chiacchiere e soluzioni da bar sport».

comunicato stampa

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