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Attualità | 14 dicembre 2019, 08:18

Tartufo Bianco d'Alba come la Tonda Gentile? Il rischio è concreto

Durante il convegno sulla Nocciola delle Langhe, a Cortemilia, l'avvocato Roberto Ponzio ha lanciato l'allarme sul paradosso giuridico che porterebbe a danneggiare il Tartufo Bianco d'Alba con la volgarizzazione del nome

Foto di gruppo per i relatori del convegno sulla Nocciola dello scorso 7 dicembre a Cortemilia

Foto di gruppo per i relatori del convegno sulla Nocciola dello scorso 7 dicembre a Cortemilia

 

Spunti interessanti – soprattutto sul fronte dei parallelismi con il Tartufo Bianco d'Alba, immaginati dall'avvocato albese Roberto Ponzio – sono emersi nel corso dello scorso sabato 7 dicembre a Cortemilia, presso il Teatro Nuovo, durante il convegno su “La nocciola nella sua evoluzione normativa, inquadramento giuridico e collaterali problematiche di corretta informazione, valorizzazione e marketing”.

Moderato da Tommaso Lo Russo – che ha aperto con la provocatoria proposta di una DOP per la nocciola più buona del mondo, immaginando un percorso analogo a quello intrapreso dall’Aceto Balsamico tradizionale di Modena –, l'evento ha fatto registrare gli interventi di Giovanni Quaglia, presidente Fondazione CRT (“I tesori delle aree minori e la crisi dei corpi intermedi”, soffermandosi sulle aree marginali , sulle radici, sul concetto di “Communitas” e sul significato della condivisione), Giandomenico Genta, presidente Fondazione CRC (“Marketing e valorizzazione delle aree marginali”, ripartendo dal ruolo dei Corpi intermedi per rendere più coesa la collettività), del prof. Piercarlo Grimaldi (“Valorizzazione del Patrimonio culturale e dello Sviluppo sostenibile”), Luciano Marengo, dirigente scolastico liceo classico Govone e artistico Pinot Gallizio di Alba (“La scuola e gli studenti come fonte di crescita e di coesione sociale”), Claudia Canonica, referente dell’istituto Cillario Ferrero di Cortemilia, del ricercatore di Agrion Regione Piemonte Claudio Sonnati (“La nocciola italiana: nuove sfide e politiche di sviluppo”) e Ginetto Pellerino, Gran Maestro Confraternita Nocciola (“Nocciola, un prodotto e un marchio per fare turismo e promozione delle aree marginali”).

Un approfondimento merita quindi l'intervento dell'avvocato Roberto Ponzio.
"A seguito dell’istituzione nel 2010 presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del registro nazionale delle varietà delle piante da frutto ammesse alla commercializzazione, si è venuto a creare una vera e propria babele normativa culminata nell’anno 2016 con l’emanazione da parte del Direttore Generale del Dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali dello sviluppo rurale presso il Ministero di due decreti.
Il primo del 4 ottobre 2016 con il quale venivano iscritte - nel Registro nazionale delle varietà delle piante da frutto - non una, ma due denominazioni di varietà di noccioli piemontesi: la varietà 'tonda gentile' e la varietà 'tonda gentile trilobata', con iscrizione nel medesimo Registro, quale sinonimo della varietà di nocciolo denominata 'tonda gentile', della denominazione 'tonda gentile delle Langhe'.
Il secondo, del 12 dicembre 2016, con il quale si eliminava l’iscrizione della varietà di nocciolo piemontese Tonda Gentile Trilobata (che era stata originariamente proposta dalla Regione Piemonte) e si attribuiva all’unica varietà di nocciolo rimasta iscritta la denominazione 'tonda gentile', prevedendo l’iscrizione per tale denominazione varietale di due sinonimi, ossia: 'tonda gentile trilobata' e 'tonda gentile delle Langhe'”
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Riassumendo e semplificano, un gran pasticcio, con l’Italia artefice di una pratica commerciale ingannevole e distorta, che anche a livello normativo l’Europa aveva voluto scongiurare con l’introduzione di appositi Regolamenti.

"Il paradosso giuridico era evidente – prosegue l'avvocato Ponzio –, in quanto il toponimo Langhe diventava utilizzabile per una produzione in Puglia o in Sardegna e viceversa impossibilitato ai produttori del Piemonte che, in quanto aderenti al Disciplinare IGP, su richiesta dell’Europa avevano dovuto inserire quale unica denominazione 'Tonda Gentile Trilobata', per evitare che i consumatori potessero essere indotti in errore sulla provenienza della nocciola. La sciagurata decisione del Ministero comportava evidenti ricadute negative per il nostro territorio: l’inserimento della 'Tonda Gentile Langhe' penalizzava i produttori piemontesi che vedevano irrimediabilmente compromesso il lavoro di qualificazione territoriale connesso alla coltivazione della nocciola e che avevano perseguito anche con il percorso di riconoscimento dell’IGP 'Nocciola del Piemonte o Nocciola Piemonte'. Nel nuovo contesto normativo i consumatori avrebbero acquistato i frutti delle piante di nocciolo credendoli provenienti dalle Langhe quando in realtà la nocciola poteva provenire da qualsivoglia regione dell’Italia tranne che dal Piemonte".

Da qui la decisione di ricorrere al TAR del Lazio per chiedere l’annullamento dei due Decreti. Dopo una lunga battaglia giudiziaria iniziata nel 2016 e conclusasi nel 2018, il TAR ha annullato i decreti statuendo che inserire nel Registro la denominazione ‘Tonda Gentile delle Langhe’ favorirebbe pratiche commerciali scorrette, idonee a indurre il consumatore a confondere la provenienza delle nocciole denominate ‘Nocciole Piemonte’ IGP e osservando che l’indicazione geografica ‘delle Langhe’, tipica di una ben specifica zona del Piemonte, consentirebbe ai produttori di tale varietà di nocciole, anche se le coltivazioni fossero situate al di fuori della Regione Piemonte, di sfruttare a fini commerciali la notorietà del nome protetto e quindi di ledere il marchio IGP.

"Dopo la sentenza del TAR si trattava di tutelare il nome 'Langhe' affinché nessuno potesse appropriarsene ingiustamente. Il Consorzio di tutela Nocciola Piemonte ha quindi avviato la procedura per la modifica del disciplinare della 'Nocciola Piemonte IGP'. Nel settembre 2019, l’Unione Europea ha approvato la modifica al disciplinare con l’introduzione del nome 'Langhe' per i frutti coltivati nell’areale delle Langhe".

Ed ecco il parallelismo con il Tartufo Bianco d'Alba, dal momento che uno scenario simile a quanto verificatosi per le nocciole si sta verificando per il prezioso fungo ipogeo.

"Nell’ottica di tutelare i consumatori, l’Unione Europa con un Regolamento del 2011 (entrato in vigore in Italia nell’anno 2014) ha introdotto l’obbligo di non fornire indicazioni sugli alimenti che possano essere fuorvianti per i consumatori circa la provenienza del Paese d’origine – riprende Ponzio –. In tale panorama legislativo il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per adeguarsi alla legislazione europea, ha proposto di modificare la L. 752 del 16.12.1985, che disciplina la coltivazione e il commercio dei tartufi, eliminando la dicitura 'Tartufo Bianco d’Alba' quale nome per identificare il Tuber Magnatum Pico. Sul punto si sono create due scuole di pensiero differenti: da un lato c’è chi chiede di mantenere almeno come denominazione commerciale da affiancare a quella legale il termine 'Tartufo d’Alba', ancorché riferibile a tutti i Tuber Magnatum Pico di origine italiana sostenendo che la soppressione della denominazione 'bianco d’Alba' potrebbe determinare un danno grave all’economia nazionale per la perdita di visibilità all’estero, considerato che il toponimo 'd’Alba' non indica l’origine del tartufo, ma, più in generale, la varietà Tuber Magnatum Pico, di cui l’Italia è principale produttore.
Dall’altro lato c’è chi, invece, teme legittimamente che se si volgarizza il nome 'd’Alba' si arriverà al paradosso che si è cercato di contrastare per le nocciole, dove si era liberalizzato indistintamente per tutte le regioni d’Italia la possibilità di utilizzare la denominazione di varietà 'Langhe'. Se si introduce la denominazione commerciale 'tartufo d’Alba' si arriverà alla conclusione che qualunque tuber magnatum pico cavato in altri zone potrebbe fregiarsi commercialmente della denominazione 'bianco d’Alba', dalla Calabria, al Sannio, alla Francia. Qualunque venditore, a prescindere dal luogo di raccolta, potrebbe legalmente spendere il toponimo d’Alba e dunque ridurre l’immagine e il brand di Alba"
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Il rischio, dunque, se "Tartufo d’Alba” diventasse esclusivamente il nome volgare del tartufo bianco di qualità “italiano”, sarebbe in effetti una grave sconfitta per il  territorio. Conclude l'avvocato Ponzio: "Per evitare il rischio di possibili indebite confusioni nel consumatore, forme di concorrenza sleale 'legittimate' dalla legge e l’erosione del vero significato geografico del toponimo 'd’Alba' bisognerebbe evitare la 'volgarizzazione'  del nome e perseguire una strada diversa, che consenta al nostro territorio (che di fatto è l’unico legittimato a fregiarsi del nome 'tartufo d’Alba') di sviluppare politiche di marketing facendo leva sull’autenticità del prodotto in modo che il nostro tartufo bianco diventi un valore aggiunto. Bisognerebbe lavorare sulla creazione di 'marchi collettivi locali' facendo leva sull’autenticità del prodotto così come è stato fatto dal Comune di Santo Stefano Roero, che ha recentemente registrato presso il Ministero per lo Sviluppo Economico il marchio Tartufaia Naturale delle Rocche del Roero (intitolata, tra l'altro, al Comm. Roberto Ponzio, "Re dei Tartufi", ndr) proprio per valorizzare il tartufo del suo territorio".

 

P.R.

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