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Ad occhi aperti | 21 dicembre 2019, 19:30

Segreti, realtà e percezione - Chernobyl

La realtà è solo ciò in cui crediamo, e non esistono altri dati se non quelli percepiti. Oppure no?

Segreti, realtà e percezione - Chernobyl

“Chernobyl” è una miniserie televisiva di cinque puntate del 2019, di produzione angloamericana, scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.
La narrazione ripercorre i giorni immediatamente successivi al disastro della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986  nell'Ucraina Sovietica; i protagonisti – con gli specifici casi  di Valerij Alekseevič Legasov,  Boris Ščerbina e Ulana Khomyuk  - sono le donne e gli uomini che si sono sacrificati per far luce sul disastro, o comunque coinvolti direttamente o indirettamente da esso.

Forse non tutti lo sanno – e sicuramente non lo sapevo io, prima di scoprirlo – che ogni anno l'associazione Transparency compie approfonditi studi e imbastisce una classifica dei paesi del mondo incentrata sul tasso di corruzione percepita: una tematica che, ormai dovrebbe essere chiara a tutti, interessa e ha interessato il nostro Belpaese in campagna elettorale perpetua da quasi dieci anni.

I dati si basano su 13 sondaggi e diverse valutazioni di esperti e concorrono a totalizzare un punteggio che va da 0 (massimo grado di corruzione percepita) a 100 (minimo grado di corruzione percepita), con cui appunto mettere a confronto i vari paesi; a livello internazionale la classifica – in cui comunque la maggioranza dei paesi totalizza un punteggio inferiore ai 50 punti - è guidata dalla Danimarca, 88 punti, chiaramente il paese in cui i suoi abitanti percepiscono di meno il peso della corruzione.

E in Italia? Il nostro paese fa registrare un punteggio di 53, superiore di due unità a quello del 2018, ed è uno dei 20 paesi che dal 2012 ha migliorato la propria posizione (di 10 punti totali), grazie sembrerebbe soprattutto alla legge Severino e alla creazione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Nel 2019 sono 387 i casi illeciti rilevati da nord a sud, di cui il 40% ascrivibili al reato di corruzione. Pubblica Amministrazione, sanità e politica gli ambienti più colpiti.

Di corruzione – e del suo propellente, ovvero i segreti, le cose che nascondiamo a tutti gli altri ma anche e soprattutto a noi stessi – parla quel piccolo capolavoro della serialità televisiva che è “Chernobyl” di HBO-Sky. Una ricostruzione cruda e spietata di come il “sistema Comunista” abbia fatto fronte al disastro, di quanto l'intero pianeta sia andato vicino a un dramma di proporzioni apocalittiche ma, soprattutto, come l'abbiano fatto gli uomini e le donne chiamati in fretta e furia a intervenire direttamente sul posto... e che hanno pagato il proprio senso del dovere, ovviamente, con la vita (oltre che, per lungo tempo, con l'allontanamento da ogni ruolo istituzionale).

Di corruzione e di bugie. E di quale prezzo si debba pagare per nascondere la verità, e del fatto che anche se può non sembrare un pezzo lo si debba pagare sempre. E che a lungo andare ciò che davvero viene consumato è la nostra convinzione che esista o che sia mai esistita una realtà differente da quella raccontataci.

Nell'ambito della corruzione e della percezione del suo peso all'interno della società il rischio è duplice. Possiamo smettere di immaginare un mondo in cui il valore della classifica di cui sopra sia anche minore, oppure iniziare a immaginarne uno in cui un sistema corrotto e illegale sia l'assoluta normalità e realizzare l'opzione direttamente opposta.

D'altronde la realtà è solo ciò in cui crediamo, e non esistono altri dati se non quelli percepiti. Oppure no?

simone giraudi

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