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Ad occhi aperti | 25 dicembre 2019, 12:46

Scelte, opportunità e conseguenze: un augurio - Klaus

Guardatelo, davvero, “Klaus”. Da soli, con i vostri figli, i vostri nipoti, i vostri cugini, i vostri fratelli. Perché odiarsi non è un diritto, così come non è un diritto non farlo.

Jesper e Klaus

Jesper e Klaus

“Klaus” (“Klaus – I segreti del Natale”) è un film d’animazione di produzione spagnola e in lingua inglese e sami del 2019, scritto da Sergio Pablos, Zach Lewis e Jim Mahoney e diretto dallo stesso Pablos per la distribuzione su Netflix.

Protagonista della vicenda è un giovane e viziato postino inviato come punizione dal padre in un paesino del Polo Nord a gestire l’ufficio postale; gli abitanti del luogo, però, impegnati in una faida tra clan millenaria, sembrano preferire all’invio di comunicazioni via lettera i litigi e i dispetti. Il postino, grazie all’aiuto di una maestra elementare riciclatasi pescivendola e a un burbero e solitario giocattolaio, riusciranno a riportare la pace nella cittadina… e a regalare una notte speciale ai bambini di tutto il mondo.

È di nuovo “quel periodo dell’anno”, quello dei regali, del freddo, della cioccolata calda, delle clementine, dei pranzi e delle cene infinite, dei panettoni (o dei pandori, se preferite). In generale, dei buoni sentimenti e della voglia di condivisione.

Credo quest’anno, più di molti altri, sia necessario questo “periodo”. Una pausa, qualche giorno per rifiatare e non solo recuperare le forze, ma riflettere soprattutto sul clima generale che abbiamo (tutti, nessuno escluso) contribuito a creare in ogni singolo campo del dibattito pubblico.

Se non l’avete notato probabilmente avete vissuto gli ultimi dodici mesi in una cella criogenica, completamente separati dal resto dei membri della specie di cui fate parte: non esiste (quasi più) una discussione, di nessun tipo, che non inneschi dinamiche “da stadio”, che non venga affrontata con la foga e l’aggressività di una crociata. Non c’è spazio non tanto per uno scambio proficuo di punti di vista, ma nemmeno per lo stabilirsi dei suoi principi basilari.

Non c’è crescita perché non c’è accettazione. Sordi che urlano in faccia ad altri sordi, dimostrando la propria stessa sordità.

È per questo che, credo, un film come “Klaus” sia fondamentale non solo per chi i film d’animazione li aspetta tutto l’anno, ma soprattutto per chi ha ormai fatto pace con il fatto che Babbo Natale non esista in senso concreto; al di là del carico di buoni sentimenti e la storia semplice ma solida e ben quadrata (senza esagerare, una manna di questi tempi), è la caratterizzazione del setting in cui è ambientata la storia e di alcuni dei personaggi secondari che regalano davvero la riflessione più interessante per noi adulti.

Il vero antagonista della vicenda, infatti, è proprio l’ambiente in cui si svolge la vicenda. Un luogo cupo e mortifero, spento, fossilizzato su una tradizione violenta portata avanti “perché sì” e profondamente respingente, che viene perfettamente incarnato dai due antagonisti, i leader dei clan Ellingboe e Krum: arrivano persino a unire i propri sforzi sottoscrivendo una tregua alla loro faida millenaria, per cercare di salvaguardare questa stessa tregua e il loro “diritto a odiarsi”, seriamente minacciati dalla felicità espressa dai bambini delle rispettive famiglie.

Guardatelo, davvero, “Klaus”. Da soli, con i vostri figli, i vostri nipoti, i vostri cugini, i vostri fratelli.

Perché odiarsi non è un diritto, così come non è un diritto non farlo.

Sono scelte, quelle piccole, grandi cose che compongono ogni singolo istante della nostra quotidianità e che sono soltanto la vera materia di cui siamo fatti noi (e quindi anche i nostri sogni, come diceva qualcuno).

Auguro a tutti, in questi giorni natalizi e nel corso di quelli che verranno dopo, di avere sempre il coraggio di affrontare le conseguenze di entrambe.

simone giraudi

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