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Attualità | 17 gennaio 2020, 07:45

Campana (Cisl): “Uno dei problemi maggiori è la precarizzazione del lavoro”

Intervista a tutto tondo con il segretario provinciale generale del sindacato che conta oltre 45 mila iscritti nella Granda. “Il Cuneese – afferma - ha saputo reagire meglio rispetto ad altre realtà e sta lavorando per ricostruirsi una propria identità, ma servono risposte urgenti su investimenti e infrastrutture”

Massimiliano Campana

Massimiliano Campana

Massimiliano Campana, 48 anni, è dal 2012 segretario generale provinciale della Cisl di Cuneo, un sindacato che ha registrato un trend di crescita in questi ultimi 5/6 anni passando dai 41 mila iscritti del 2014 agli oltre 45 mila attuali.

Nel corso di quest’intervista abbiamo affrontato con lui i temi del mondo del lavoro, focalizzando in particolare l’attenzione sulla situazione occupazionale e, in generale, su quella economica della Granda.

Campana, iniziamo dal sindacato, una realtà che in questi ultimi tempi è stata spesso fatta oggetto di critiche feroci…

La Cisl è un sindacato che arriva da lontano ed è distante dalle dinamiche di partito. Nonostante qualcuno ci desse prossimi alla scomparsa, i numeri, in realtà, ci dicono che siamo in buona salute.

Ci rapportiamo con la giusta distanza alla politica, senza confondere le istituzioni con chi temporaneamente le rappresenta.

Abbiamo fatto della contrattazione la cifra del nostro agire sindacale e questo ci ha messo al riparo da interferenze politico-ideologiche”.

Il 2019 si è chiuso con tante crisi aziendali aperte e il 2020 non sembra foriero di buone nuove sul fronte occupazionale…

“Non voglio entrare nello specifico delle varie crisi perché questo è tema competenza dei segretari delle singole categorie.

Le posso però dire che tra il 2009 e il 2013 si sono persi nel Cuneese all’incirca 9000 posti di lavoro e che il tasso di disoccupazione in questi ultimi anni è triplicato”.

Non è un quadro confortante quello che ci presenta…

Devo prendere atto della situazione, ma non per questo vedo tutto nero. Il Cuneese è un territorio che ha saputo reagire meglio rispetto ad altre realtà e sta lavorando alacremente per ricostruirsi una propria identità”.

Vuole dettagliare meglio questo aspetto per i nostri lettori…

Il sistema industriale della nostra provincia si sta riconvertendo puntando in particolare su tre aspetti: tecnologia, qualità e mercato estero. Inoltre, va osservato che c’è particolare attenzione alla valorizzazione della produzione locale, elemento questo che fino a qualche anno fa mancava.

Ma direi che il punto di maggior forza, una scoperta relativamente recente e in larga parte ancora da potenziare, è il turismo, inteso in tutte le sue possibili declinazioni.

Queste considerazioni, espresse per ovvie ragioni in sintesi estrema, mi fanno dire che il nostro territorio ha ritrovato una sua propria identità e sta operando per valorizzarla al meglio”.

C’è un comparto in difficoltà maggiori rispetto ad altri, che più fatica a risollevarsi?

Indubbiamente quello edile che è uscito massacrato dalla crisi e tribola a rimettersi in sesto”.

Quali sono i maggiori problemi che, come sindacato, avete in questo momento sul tavolo riferiti al tema “Lavoro”?

Purtroppo, a fronte di un quadro che evidenzia una seppur lieve ripresa economica che ho cercato di rappresentare, non fa seguito una crescita occupazionale.

Persiste un “disallineamento” di competenze, cioè uno squilibrio tra domanda ed offerta che non riescono ad incrociarsi come sarebbe logico attendersi.

Inoltre, c’è il grosso problema del reinserimento professionale di chi è stato espulso dal mondo produttivo. C’è una diffusa precarizzazione del mercato del lavoro. Le dò un dato per tutti che spiega meglio il concetto: l’85% delle assunzioni effettuate da gennaio a giugno 2019 è avvenuto con contratti a termine”.

Il nodo delle infrastrutture resta in larga parte insoluto. Un ritardo che acuisce le difficoltà delle aziende e ritarda la ripresa. Che cosa ne pensa?

Se non si investe in infrastrutture, via di comunicazioni, manutenzione del territorio, ecc. il quadro cuneese, oggi appena meno drammatico rispetto ad altre realtà piemontesi, rischia di aggravarsi e l’impegno delle aziende di essere vanificato.

Ciò che sconcerta in questa stagione politica è l’evidente incapacità di fare scelte e assumersi responsabilità. Chiediamo con forza  alla politica che abbandoni gli slogan e dia le risposte che il territorio legittimamente attende da anni”.

Anche in provincia di Cuneo gli infortuni mortali sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, restano tanti. Troppi. Si può fare qualcosa per arginare questa piaga?

La salute e la sicurezza sul posto di lavoro devono essere in cima alle nostre priorità. Come sindacati unitari Cisl-Cgil-Uil abbiamo chiesto alla Provincia, prima delle festività, di istituire un tavolo permanente per monitorare, insieme ad aziende ed enti, la situazione.

Una richiesta, la nostra, che non va vista come momento “invasivo”, ma come contributo fattivo ad una situazione che deve stare a cuore a tutti”.

Giampaolo Testa

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