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Attualità | 19 gennaio 2020, 18:55

La Siria, le soldatesse curde e il loro femminismo visti da vicino

La relazione di Francesco Piccat nella conviviale Rotary Saluzzo in interclub con Zonta. Il focus sulla sua esperienza nel febbraio del 2015 tra le comunità curde sulla linea del confine turco-siriano. "Un femminismo ideologizzato"

Saluzzo,  Anna Maria Gavatorta, Luigi Musacchio, Francesco Piccat

Saluzzo, Anna Maria Gavatorta, Luigi Musacchio, Francesco Piccat

Un excursus storico- geografico della Siria, dall’Impero Ottomano, alle Primavere arabe, al perenne conflitto civile, nell'interessante  relazione del dottor  Francesco Piccat, lunedì  scorso nella conviviale Rotary Saluzzo ( presidente Luigi Musacchio) in interclub con il sodalizio Zonta della città, presieduto da Anna Maria Gavatorta.  L’iniziativa è seguita ad un precedente service comune, l’aggiornamento del sito Asl sulle malattie sessualmente trasmissibili, rivolto ai giovani, realizzato sotto la presidenza di Andrea Galleano Flavia Cerutti.

Il focus dell’intervento sul ruolo fondamentale che le donne in Siria, soprattutto nella parte curda, hanno giocato nella difesa di Kobane, la città attaccata dall'Isis e continuano a giocare. 

Soldatesse che lottano per la libertà delle donne e del paese che hanno “sedotto” culturalmente il giovane saluzzese da indurlo nel febbraio del 2015 ad andare di persona sul campo, seguendo da est a ovest la linea del confine turco- siriano, visitando le varie comunità, allo scopo di studiare  la costruzione dello Stato Curdo, in conseguenza della guerra civile.

"Mi interessava molto la loro idea di rivoluzione della donna che vedevo attraverso la televisione e le pagine facebook ed ho voluto capire da vicino".

La ricerca ha dato la lode alla tesi di laurea di  Piccat, 29  anni, uscito con il massimo dei voti alla Luiss di Roma, nel corso di  Relazioni intenzionali di Scienze politiche. Nel suo curriculum un master di preparazione alla carriera diplomatica ed esperienze accademiche e professionali  in  Italia e all’estero, nel campo della finanza e della diplomazia.

“Tra settembre 2014 e gennaio del 2015  c’è  la massima espansione dell’ Isis e l’attacco alla  città dal grande valore simbolico per la resistenza: Kobane, la Stalingrado della guerra civile siriana. Nello stesso tempo il popolo curdo vive il momento peggiore della sua  esistenza: sta per soccombere".

Ma adotta una strategia vincente,  dà  voce al popolo femminile. Chiama a combattere  le accanto agli uomini. "Emancipazione ed uguaglianza: significano anche  mitra in mano in difesa del  quartiere -  spiega Piccat. Secondo l’ideologia di Öcalan  che teorizza" Un paese non può dirsi libero finchè le donne non sono libere". Un  importante passo avanti per il movimento di liberazione femminile.

Le donne entrano in campo per combattere eroicamente nella lotta contro l’Isis e vincono.

Secondo il suo parere però questo femminismo che le porta a battersi  per la libertà e l’agognata parità nel caos della guerra civile, ha un problema grave.

"Le combattenti sono mosse sì da nobili sentimenti, ma c’è un limite – afferma - quello dell’indottrinamento e della visione ideologica.  La loro liberazione appare  inserita in un calcolo politico che crea un modello finalizzato ad avvicinare l’Occidente al popolo curdo.  Nelle interviste tutte le  soldatesse,  dal rango più alto a quello inferiore, sulle questioni di genere, davano una risposta comune alla domanda: perché pensi questo? .

"Perché me lo ha detto Apo -  rispondevano-  il nome curdo per dire zio, un vezzeggiativo del capo Öcalan".

Nel quadro del paese di cui gli europei non vorrebbero occuparsi e in cui la difesa dei valori umani significa entrare nel conflitto senza fine, la riflessione di Piccat sulla discrepanza tra  diritti, violenza generalizzata e odio.  

“E’ un punto centrale per essere giusti  intellettualmente: non possiamo pensare che un popolo che ci è simpatico come il popolo curdo, in un conflitto di tale intensità, non sia  contagiato dalla vendetta che è propria della guerra. Questo ho constatato. E’ una cosa intuitiva, ma viverla mi ha reso più consapevole e ha dato più complessità al mio giudizio. In una guerra  è semplicistico  illudersi che i “buoni” usino i guanti contro i "cattivi" e che vadano a combattere con il mandolino.

Noi vediamo da una parte  lo stato islamico violento  e le donne che cercano difendere la loro patria. Ma le donne sono soldati in quella situazione". 

Nei campi dell’esercito, il giovane saluzzese ha assistito a scene crudeli da svenire. Ed è svenuto.

La sua esperienza a contatto con il popolo curdo  è stata raccolta, con quella di altri autori nel libro: "Siria. La  pace impossibile" curato da Claudia De Martino, edito da Castelvecchi e uscito a giugno 2017.

Un saggio  che vuole capire se c'è spazio per un reale negoziato di pace in Siria, partendo dal presupposto che ognuna delle parti ha degli interessi negoziabili e  non negoziabili. E, questi ultimi, ad oggi, impediscono un accordo.

vilma brignone

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