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Cronaca | 21 gennaio 2020, 16:13

Processo per omicidio preterintenzionale dell’apicoltore di Entracque, le difese chiedono l’assoluzione

“Per l’accusa erano i colpevoli più facile da trovare, ma non ci sono prove che gli imputati abbiano aggredito Angelo Giordana”

Immagine di repertorio

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"Processo della quadratura del cerchio". Questa la definizione che i legali hanno coniato per il procedimento che vede imputati S.G. e O.A., accusati di omicidio preterintenzionale, perché dal primo minuto sarebbero stati indicati “come i colpevoli perfetti” senza prove inequivocabili.

I pm Carla Longo e Chiara Canepa nella scorsa udienza avevano chiesto la condanna a 12 anni reclusione. Secondo la ricostruzione della Procura Angelo Giordana, 76 anni, sarebbe stato colpito con un bastone alla testa nel cortile della sua abitazione dai vicini al culmine di una lite. Il suo cadavere fu trovato nella propria abitazione a “Tetti Dietro Colletto”, borgata isolata sopra Entracque, il 20 gennaio 2018, ma le indagini che portarono all’incriminazione degli imputati furono lunghe e complesse.

Un processo indiziario nel quale però gli indizi non sono né gravi, né univoci, né concordanti per portare ad una condanna, come vorrebbe il codice penale.

Un uomo tranquillo e pacifico”, O.A. difeso dagli avvocati Vittorio Sommacal e Francesca Quaranta, per i quali l’accusa non è riuscita a provare che Giordana sia stato vittima di un pestaggio: “Un’ipotesi altamente improbabile. Tre medici legali, e fors’anche il quarto, sono concordi ad attribuire il decesso ad assideramento, precedente o successivo a una ischemia cardiaca. E sulle cause delle lesioni non ci sono certezze, potrebbero essere conseguenza di una caduta accidentale. Le numerose tracce ematiche trovate fuori e dentro la casa sono tutte da sgocciolamento. Anche il bastone potrebbe essere stato sporcato dal sangue di Giordana che, dopo essere caduto, lo avrebbe usato per sorreggersi e vagare nella borgata, per arrivare fino all’abitazione”.

L’avvocato Sommacal ha ripercorso e smontato tutti gli elementi indiziari contro il suo assistito, per il quale ha chiesto l’assoluzione piena: “Non sussiste neppure il movente, non c’erano mai stati contrasti fra A. e Giordana. Non è vero che le macchie di sangue fossero state notate dai parenti della vittima, non è vero che A.e G. portassero guanti e cappello. E’ vero invece che già dal 21 gennaio è stato puntato il dito contro gli imputati e solo dopo sono state avviate le indagini”.

Anche Federico Morbidelli e Michele Parola, difensori di S.G., hanno chiesto per il loro assistito l’assoluzione: “In questo processo si è prima individuato il colpevole più facile, e poi si è cercato di indirizzare tutti gli elementi per provarlo. Ma non c'è un solo elemento univoco. Non abbiamo infatti prove che le lesioni siano state cagionate da altri, né che questi altri siano gli imputati. Si fanno dire ai testimoni cose che non sono state dette, e questo si chiama travisare i fatti. Viene contestato a G. di aver parlato delle “sgraffignate” sul corpo del vicino e di aver detto “se l’è cercata”. Era rimasto in caserma 18 ore, verosimile che gli abbiano parlato dello stato del cadavere. Quanto al “se l’è cercata”, anche il fratello di Giordana diceva che aveva un brutto carattere. Anche se i rapporti ostili erano mutati negli ultimi anni, tant’è che le denunce sono tutte antecedenti il 2011”.

Il processo è stato rinviato al 31 gennaio per repliche e sentenza.

Monica Bruna

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