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Cronaca | 22 gennaio 2020, 15:28

Avevano spedito per posta una piccola quantità di hashish al figlio detenuto: coppia assolta per tenuità del fatto

L’episodio risale al maggio 2016. Il ragazzo era recluso nel carcere di Saluzzo

Il carcere "Morandi" di Saluzzo

Il carcere "Morandi" di Saluzzo

Erano a processo per aver inviato per posta una piccola quantità di hashish al figlio detenuto presso il carcere “Morandi” di Saluzzo. Il tribunale di Cuneo ha dichiarato D.P. e la moglie A.S.P. non punibili per particolare tenuità del fatto.

I fatti risalivano al maggio 2016. Come da procedura, un assistente capo della polizia penitenziaria del carcere aveva aperto il pacchetto per l’ispezione in presenza del destinatario indicato sul plico, compagno di cella di G.P., figlio di D.P.: “All’interno c’era frutta e verdura, insieme ad alcuni indumenti. Mi fece strano che la persona che avevo davanti poteva portare una taglia 50, mentre i vestiti erano di una taglia inferiore. Nel taschino di un paio di jeans trovai un pezzettino di materiale marrone scuro (che le analisi avrebbero rivelato trattarsi di un piccola quantità di hashish, ndr) e due cartine da sigarette”. I vestiti, che erano troppo piccoli per il compagno di cella, si erano rivelati della taglia esatta indossata da G.P. (già condannato a Cuneo per varie truffe e con rito abbreviato a 4 anni e 6 mesi per estorsione ai danni al proprietario di un bar di Borgo San Dalmazzo), il reale destinatario del plico.

Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini condotte dai carabinieri di Bagnolo Piemonte, A.S.P. si era recata presso l’ufficio postale del piccolo paese per spedire un pacchetto, accompagnata dal figlio A.P.. I filmati della videosorveglianza dell’istituto bancario, che si trova a pochi metri dalle Poste nel piazzale del Vecchio Peso, avevano ripreso la donna mentre entrava nell’ufficio postale: “Il mittente del pacco era il marito D.P., che conosco perché vende la frutta come ambulante in piazza”, aveva spiegato il comandante della stazione dei carabinieri.

L’impiegata delle Poste aveva confermato di ricordare che una donna insieme ad un ragazzo avevano spedito un pacchetto, destinazione casa circondariale di Saluzzo: “Ricordo il nome del mittente D.P. perché prestavamo attenzione nei suoi confronti in seguito ad alcune truffe con pagamenti Postepay”.

Monica Bruna

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