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Attualità | 25 gennaio 2020, 07:30

#controcorrente: bisogna mantenere alta l’attenzione sui rigurgiti di odio e di intolleranza che stanno colpendo l’Italia

Toccata anche la “Granda”, con l’episodio antisemita di Mondovì nella notte tra il 23 e il 24 gennaio. Bene hanno fatto il Comune di Alba e la Regione Piemonte ad assegnare un riconoscimento alla senatrice a vita Liliana Segre: una delle poche persone sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz. Forse farebbe opportuno che altri Comuni della “Granda” e soprattutto Cuneo, patria dell’Eroe Nazionale della Resistenza, Duccio Galimberti, seguissero la stessa strada

Alba: la consegna del riconoscimento a Liliana Segre (foto di Mauro Gallo). Mondovì: le scritte antisemite sulla porta della casa abitata dal figlio di Lidia Rolfi (foto tratta dal profilo Facebook di Aldo Rolfi)

Alba: la consegna del riconoscimento a Liliana Segre (foto di Mauro Gallo). Mondovì: le scritte antisemite sulla porta della casa abitata dal figlio di Lidia Rolfi (foto tratta dal profilo Facebook di Aldo Rolfi)

L’episodio accaduto a Mondovì nella notte tra il 23 e 24 gennaio con il disegno della stella di David e la scritta “Juden Hier” (“Qui ci sono ebrei”) sulla porta di casa del figlio di Lidia Rolfi, partigiana e deportata nel lager di Ravensbruck, è di una gravità assoluta. Un gesto di natura antisemita, pur non avendo la famiglia Rolfi origini ebree e del quale bisogna ancora individuare i responsabili, che comunque riporta a galla, anche nella provincia di Cuneo, culla della Lotta di Liberazione contro la dittatura fascista e l’invasione nazista, gli atti di odio dei “nostalgici” di quel periodo lentamente in crescita nel nostro Paese.

Nel 2000 il Parlamento italiano ha istituito il “Giorno della Memoria” da celebrare il 27 gennaio di ogni anno: data in cui, nel 1945, i soldati russi liberarono il campo di Auschwitz. Obiettivo? Ricordare lo sterminio degli ebrei, degli oppositori politici e delle persone considerate “differenti”.

Su tutto il territorio nazionale e soprattutto nella “Granda” si organizzano numerose manifestazioni per non dimenticare quel tempo orribile. Gli studenti delle scuole vengono sempre di più accompagnati nei Viaggi della Memoria a visitare i campi di concentramento perché comprendano i crimini commessi allora.

Negli ultimi tempi sta girando l’Italia a raccontare quegli anni tremendi la senatrice a vita Liliana Segre: una delle poche persone sopravvissute alle atrocità di Auschwitz. Lo sta facendo con grande semplicità e coraggio.  

Ha detto nei tanti incontri avuti con i ragazzi delle scuole: “Mi ero nutrita di odio e di vendetta. Quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, pensai: “Lo uccido”. Mi pareva il giusto finale per quello che avevo sofferto. Ma in quell’attimo capii che non ero come quei carnefici e non avrei potuto uccidere nessuno. Non raccolsi la pistola e da allora sono diventata quella donna libera e di pace che sono anche adesso. Pensate con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte. Amate la libertà e la vita”.

Bene ha fatto il Comune di Alba a consegnarle, nello scorso mese di dicembre, il Tartufo dell’Anno. E bene ha fatto, alcuni giorni fa, il Consiglio piemontese di Palazzo Lascaris ad approvare all’unanimità la proposta di assegnarle il sigillo della Regione.

Forse sarebbe opportuno che altri Comuni della “Granda” e soprattutto Cuneo, patria dell’Eroe Nazionale della Resistenza, Duccio Galimberti, seguissero la stessa strada. Con, ad esempio, il conferimento della cittadinanza onoraria.

Perché bisogna mantenere alta l’attenzione sui rigurgiti di odio e di intolleranza che stanno colpendo l’Italia. L’indifferenza, infatti, è la migliore alleata di quanti inneggiano alla violenza, facendo germogliare nell’animo umano gli istinti più orrendi e crudeli.

La brace spesso cova per lungo tempo sotto la cenere sprigionando solo fumo. Ma quando si scatena di nuovo il fuoco, ormai è già tardi per spegnerlo.  

#controcorrente

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