Cronaca - 27 gennaio 2020, 18:56

Assolto un pensionato a processo accusato di aver raggirato l’anziano cugino in precarie condizioni di salute

Secondo l’accusa avrebbe cercato di avere la piena disponibilità del conto bancario e di fargli modificare il testamento

Immagine di repertorio

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E’ stato assolto perché il fatto non sussiste A.L., 78 anni, a processo con le accuse di circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita.

Secondo la ricostruzione del pm Chiara Canepa, che ne aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, A.L. si sarebbe approfittato delle precarie condizioni di salute dell’anziano cugino L.L. per mettere le mani sul suo patrimonio.

Questi, che non si era costituito parte civile, era stato colpito nel 2017 da ictus. Dopo il ricovero in ospedale era stato trasferito a Caraglio in lungo degenza presso la struttura nella qual c’era già la moglie. Era seguito un breve soggiorno presso la casa di riposo di Busca, e quindi i coniugi erano stati spostati a Peveragno, dove risiedono tuttora.

In quel breve lasso di tempo di ricovero ospedaliero la persona offesa aveva incaricato l’imputato di occuparsi delle varie incombenze. Salvo poi, dopo alcuni mesi, denunciarlo perché A. sarebbe andato oltre, tentando di avere la piena disponibilità del conto bancario e di fargli modificare il testamento. Per il pm un “fatto pacifico” che L.L. fosse “persona circonvenibile”: “Il perito parla di incapacità di maneggiare il denaro e prolungato stato di ansia, cui si aggiunge un declino neurocognitivo a breve termine tipico delle ospedalizzazioni prolungate”.

Nell’abitazione di A.L. furono trovati due testamenti che indicavano beneficiari lui e la figlia che però non avevano buoni rapporti con il parente: “Figlia che L.L. disse di non conoscere neppure. Gli atti furono fatti firmare durante le visite serali dopo plurime insistenze all’altro che non riusciva neppure a leggere perché era senza occhiali”. A.L., aveva anche la piena disponibilità del bancomat con un utilizzo “continuo e ripetuto”, e si era proposto come possibile amministratore di sostegno, ma aveva nuovamente incontrato le resistenze del cugino.

L’avvocato difensore Luca Martino ha invece sostenuto che i rapporti fra i due erano stati buoni fino al 2017: “Si frequentavano regolarmente, A.L. aiutava il cugino nella gestione della moglie malata, dunque non ha fatto la sua comparsa solo dopo l’ictus”.

Durante il periodo del ricovero ospedaliero l’imputato tenne una gestione “oculata e rendicontata” del denaro del cugino, che anzi volle ricambiare il suo impegno con un assegno di 3mila euro.

Sulla circonvenibilità dell’anziano: “Nelle cartelle mediche delle strutture dove è stato ospite L.L. viene descritto come ‘soggetto lucido, orientato e collaborativo’. Che fosse lucido lo hanno detto anche tutti i testi che hanno deposto. Lo stesso tribunale aveva respinto la richiesta di amministrazione di sostegno perché ritenne L.L. non bisognevole”.

Monica Bruna

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