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Cronaca | 12 febbraio 2020, 16:17

Bimbo braidese perse la mano nell'incidente del bus: processo sospeso per i due imputati

L’avvenuto pagamento di un primo risarcimento da 400mila euro apre le porte della "messa alla prova" per l’autista del mezzo e il legale rappresentante della ditta di trasporti. L’avvocato Ponzio, legale della famiglia: "Ora procederemo in sede civile per l’integrale riparazione del gravissimo danno subìto"

Bimbo braidese perse la mano nell'incidente del bus: processo sospeso per i due imputati

"La compagnia di assicurazione chiamata in causa come responsabile civile ha fatto in tre giorni quello che aveva omesso di fare nei tre anni precedenti".
Così l’avvocato albese Roberto Ponzio, legale di parte civile della famiglia, si è espresso durante l’udienza con la quale, dopo quella tenutasi dei giorni scorsi, lunedì 10 febbraio si è aggiornato il processo col quale il Tribunale di Asti punta ad appurare eventuali responsabilità penali nell’incidente stradale che, verificatosi a Bra il 28 ottobre 2016, coinvolse uno scuolabus di servizio a Bra per conto del Comune.
Un sinistro dall’esito particolarmente drammatico, visto che, per sua conseguenza, un bimbo di appena sei anni che viaggiava a bordo del mezzo, di ritorno a casa dopo la mattinata trascorsa a scuola, subì la perdita della mano destra.

A giudizio nel procedimento ci sono l’autista del mezzo, S. D., e il legale rappresentante della società di trasporti coinvolta, G. B., cui l’accusa rappresentata dal pubblico ministero Francesca Dentis contesta la fattispecie colposa delle lesioni gravissime. Nell’ultima udienza le difese dei due – rappresentate rispettivamente dagli avvocati Fernanda Portulano e Carlo Mussa – avevano richiesto per i loro assistiti l’ammissione alla "messa alla prova": istituto che, previsto dall’articolo 168 Bis del Codice Penale, qualora concesso dal giudice comporta la sospensione del procedimento e della relativa prescrizione.  

Il pubblico ministero aveva però condizionato il proprio assenso alla misura all’effettiva corresponsione da parte della società assicuratrice – la Itas di Trento – dei 400mila euro di risarcimento che la stessa si era offerta di versare a favore della vittima. Una dazione che – era l’altra condizione posta dal Pm – non andava però intesa come definitiva, dovendosi quindi escludere, come invece proposto, la sua subordinazione a clausole di rivalsa che la parte civile aveva da subito bocciato come "ambigue".

Con la verifica dell’avvenuto pagamento della somma, l’udienza di lunedì ha visto il giudice Claudia Beconi disporre per i due imputati l’ammissione alla messa alla prova, rimandando all’udienza programmata per il prossimo 13 luglio la valutazione del progetto – in genere si tratta dell’esecuzione di prestazioni gratuite a favore della collettività – che gli stessi dovranno presentare.

"Ora con la famiglia procederemo in sede civile per il risarcimento dell’intero danno subito dal bambino – ha quindi annunciato l’avvocato Ponzio –. In seguito all’incidente il piccolo ha infatti subito l’amputazione della mano destra. Si tratta ovviamente di un fatto gravissimo, che purtroppo determinerà per lui la limitazione di qualsiasi futura attività lavorativa, abolendo completamente quelle di tipo manuale. Questo senza contare le uguali conseguenze che il bambino ha subito e subirà nella pratica di attività ludico-ricreative, come il danno psicologico che l’incidente ha arrecato ai genitori, con lo sconforto e la preoccupazione per il futuro del figlio e la sua integrazione sociale".

Ezio Massucco

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