/ Attualità

Attualità | 17 febbraio 2020, 16:57

Saluzzo, il punto di vista della Caritas al convegno "PASsi avanti" sul lavoro stagionale

Gli interventi di don Dalmasso direttore Caritas e di Virginia Sabbatini, coordinatrice del progetto “Saluzzo Migrante" nell'incontro organizzato dal Comune per raccontare cosa si è fatto per l'accoglienza degli stagionali africani

Don Giuseppe Dalmasso, direttore Caritas SAluzzo e Virginia Sabbatini coordinatrice del progetto SAluzzo migrante all'incontr "PASsi avanti" organizzato dal Comune

Don Giuseppe Dalmasso, direttore Caritas SAluzzo e Virginia Sabbatini coordinatrice del progetto SAluzzo migrante all'incontr "PASsi avanti" organizzato dal Comune

Anche la Caritas di Saluzzo, con il progetto Presidio “Saluzzo Migrante”, ha partecipato venerdì 14 febbraio al convegno “PASsi Avanti” organizzato dal Comune all'antico palazzo comunale, per presentare i dati e l’attività svolta nel 2019 a supporto dei braccianti stagionali arrivati per la raccolta della frutta.

L’intervento della Caritas è stato aperto dal discorso di Don Giuseppe Dalmasso, direttore e vicario del Vescovo, che ha sottolineato: “Grazie a Dio questa migrazione per noi non è occupazione, ma è manodopera, è aiuto e risorsa. Fin dall’inizio io ripeto più o meno le solite cose: io lo vedo in chiave  positiva, Papa Francesco ci è maestro in questo, e lo vedo non come allarme, come paura, ma come momento propizio da vivere, che ci interroga anche, come cittadini, come cristiani, come uomini”. 

Il direttore di Caritas Saluzzo ha ringraziato il Comune, le Forze dell’ordine, il Consorzio Monviso Solidale  e tutti gli altri attori del territorio che si spendono quotidianamente per assicurare dignità a questi lavoratori, collaborando con la Caritas. “Io quando vado al PAS – ha dichiarato Don Dalmasso – quando vado con questi giovani, per me è anche una lezione di vita. Non ho niente come prete da insegnare a loro perché insegnano loro a me l’essenzialità, il rapporto umano, il guardarsi in faccia e sapere la storia dell’altro. Questo grazie a tutti voi e a questi giovani che siedono al tavolo, il Sindaco Calderoni parlava di questo “Tavolo della buona volontà” per cercare soluzioni”.


Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di Saluzzo Migrante, ha illustrato i dati del 2019, mettendo in evidenza l’apprezzamento per il lavoro di rete svolto dalle tante realtà del territorio “che di fronte a queste nostre nuove sfide si pongono in una dimensione di complementarietà e sussidiarietà.  Riteniamo sia di incredibile valore la capacità di questo territorio di fare rete, di avere sindaci, sigle datoriali, sindacati dei lavoratori, dirigenti di uffici pubblici e rappresentati del terzo settore, nonché le forze dell’ordine sempre presenti. Di avere cittadini che non abbandonano questo territorio al degrado, alla casualità di emergenze che si ripetono da dieci anni, ma che decidono di sedersi allo stesso tavolo e di analizzare e confrontarsi per costruire soluzioni spesso fuori dalla portata ognuno di noi, al fine di migliorare il territorio in cui abitiamo e le condizioni di vita di chi in questo territorio lavora”.

A fianco dei servizi Caritas,  all'interno del progetto Saluzzo Migrante "da qualche anno ormai abbiamo cercato di studiare e strutturare una serie di iniziative per provare a rispondere ai diversi tipi di vulnerabilità. Se prima si parlava di una stagionalità che è cambiata, addirittura adesso abbiamo lavoratori che concludono i contratti a inizio dicembre, per cui è chiaro che le soluzioni necessarie ora sono diverse rispetto a quelle che abbiamo introdotto ormai alcuni anni fa".

Sottolineata l’importanza della raccolta dati da mettere a disposizione delle istituzioni per ridurre lo stato di vulnerabilità di questi lavoratori. "Un dato importante  da condividere è quello della provenienza perché fotografa in modo chiaro che gli stagionali più fragili, quelli che arrivano in Caritas, sono quelli che arrivano da una più recente migrazione.

Sono moltissimi i dipendenti agricoli albanesi, polacchi, rumeni e cinesi che non vengono nei nostri sportello sostanzialmente perché hanno una storia migratoria molto meno recente. Negli anni hanno avuto accesso a strumenti di politiche sociali e del lavoro che hanno fatto sí che si potessero integrare nel nostro tessuto sociale. Questa è la speranza ed è il motivo per cui siamo contenti, dopo 10 anni, del fatto che ci sia un fermento, come diceva prima Don Beppe, la speranza che si possa lavorare anche per persone con una più recente migrazione nell’ottica dell’integrazione. 

La maggior parte dei braccianti non sono più persone con permessi per motivi di lavoro, ma sono titolari di protezione o richiedenti asilo. Questo  aggiunge un’ulteriore vulnerabilità.

I richiedenti hanno, anche solo per mancanza di orientamento, molte difficoltà ad accedere agli sportelli dei territori. Un interrogativo che ci poniamo è quello di capire cosa succederà la prossima stagione in seguito all’approvazione del Decreto Sicurezza".

L’analisi della coordinatrice di Saluzzo Migrante evidenzia una serie di complessità ulteriori in merito a questo: “anche soltanto dal punto di vista psicologico: sono persone fortemente spaventate dall’idea di perdere il loro permesso di soggiorno. 

Si rivolgono a noi per sapere come poter continuare a lavorare e non essere costretti ad elemosinare un lavoro irregolare.  Anche degli agricoltori si sono rivolti ai nostri sportelli, portando i loro dipendenti che avevano perso il permesso di soggiorno.

Chiaramente gli imprenditori investono anche nei loro dipendenti stagionali e quando lo fanno c’è sempre la preoccupazione di non ritrovarli il prossimo anno, nonostante li abbiano professionalizzati, perché non è detto che queste persone il prossimo anno siano ancora regolarmente soggiornanti sul territorio italiano".

Virginia Sabbatini  ha poi parlato dei servizi di informazione ed orientamento verso queste persone ( fondamentali come per un escursionista in montagna che ha bisogno di mappe e indicazioni) passando poi a parlare dei servizi di distribuzione,  dall'officina delle biciclette, alla Boutique du Monde, all’ambulatorio sanitario.  "Perché una persona che non ha freddo o non ha fame ha maggiori possibilità di concentrarsi sulla fuoriuscita dal suo stato di isolamento e di bisogno".

Perché è necessario un ambulatorio medico in Caritas? "Innanzitutto va sottolineato che è convenzionato con l’Asl CN1 - ha chiarito la coordinatrice - ed interviene in modo importante, aiutandoci anche a sciogliere anche una serie di complessità burocratiche perché lo stagionale, non essendo residente sul territorio, non ha un medico di base in questo senso, qui come a Foggia, Rosarno, Nardò, non riescono ad accedere a visite mediche di base.

Accedono comunque ai Pronto soccorso e alle guardie mediche, ma si tratta di servizi che non sostituiscono una puntuale cura e questo fa sí che spesso anche problematiche sanitarie lievi, quando arrivano a Saluzzo, si trasformino in problematiche complesse che non sono mai state trattate". 

E infine Casa Madre Teresa, che ospita persone in grave difficoltà.

“Fondamentale in questo panorama poiché una persona che si trova in uno stato di vulnerabilità, può anche essere presa in carico dagli avvocati volontari piuttosto che dai sindacalisti che seguono situazioni di emersione di sfruttamento lavorativo nei territori, ma se si continua a dormire in una tenda con una polmonite, non si ha la possibilità di guarire”.


"Chi varca le porte della Caritas è semplicemente un uomo, con una dignità ed un’integrità da preservare e tutelare, senza distinzione di colore, etnia o fede

Nel mondo odierno le società economicamente più avanzate sviluppano all’interno la tendenza ad un accentuato individualismo, e lo sviluppo esclusivista divide i ricchi con i ricchi ed i poveri con i poveri. In questo scenario i migranti sono diventati l’emblema dell’esclusione: sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali odierni e in questo senso va sottolineato che l’Italia risulta il paese in Europa con il più alto tasso di disinformazione sul fenomeno migratorio.

C’è un divario enorme tra percepito e reale: all’interno di questo divario si possono alimentare paure ed è il modo di una società di rapportarsi con queste categorie di esclusi che, per noi della Caritas, si misura il tenore della nostra comunità".  

 

V.B.

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium