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Attualità | 18 febbraio 2020, 19:06

La Regione non sa come uscire dall’impasse sul Parco del Monviso e, pur di non confermare Marengo, pensa di “rispolverare” un “outsider”

La nomina di Cirio doveva arrivare il 18 gennaio. Ma, nonostante con le settimane sia venuta a crearsi una convergenza sul nome del presidente uscente, nessuno in Regione è intenzionato a percorrere questa strada. Tutto potrebbe essere di nuovo stravolto…

Il presidente uscente Gianfranco Marengo

Il presidente uscente Gianfranco Marengo

La Regione Piemonte – mettendola in termini di “velocità”, il motto della campagna elettorale del presidente Alberto Cirio – “rallenta” nella nomina del presidente del Parco del Monviso.

La vicenda continua a rimanere in una sorta di limbo. Anzi, l’Amministrazione di Piazza Castello, a Torino, starebbe addirittura pensando di “rispolverare” i due outsider – Ivan Barbero e Giovanni Damiano – per uscire da un’imbarazzante impasse sulla nomina del presidente.

Non basterebbe di certo un articolo di giornale a riassumere tutta la querelle, ormai nota a chi da mesi si diletta a seguire le “puntate” della “fiction”. Dopo le travagliate vicende susseguitesi (nei link al fondo dell’articolo sono ripercorribili), nulla si apprende – perlomeno ufficialmente – rispetto a quelle che dovrebbero essere le prossime mosse della Regione.

Dalla sommatoria delle posizioni espresse dal territorio, e raccolte nel corso dell’ultima Assemblea della Comunità delle Aree protette del Monviso, c’è un’ampia convergenza sul nome del presidente uscente Gianfranco Marengo.

Sono di fatto “bruciati” gli altri due candidati papabili: Marina Bordese e Silvano Dovetta.

Sulla Bordese c’era l’appoggio di otto Comuni (Casalgrasso, Faule, Pancalieri, Polonghera, Revello, Villafranca Piemonte, Casteldelfino e Caramagna Piemonte). Unione montana Valle Varaita, Unione montana del Monviso, Crissolo, Paesana, Saluzzo, Oncino, Pontechianale, Ostana avevano manifestato sostegno – pur di portare a casa la Presidenza – a Silvano Dovetta, Gabriele Donalisio e Gianfranco Marengo (su quest’ultimo nome si registra il distinguo del sindaco di Oncino).

La Regione tende dunque a considerare come “bruciate” le candidature di Bordese e Dovetta: nel caso in cui la nomina di Cirio ricadesse su uno dei due, è del tutto ipotizzabile infatti che torni a crearsi una profonda spaccatura tra i due fronti, che potrebbe portare ad una paralisi interna.

Continuano invece a essere considerate “inammissibili” le candidature Gabriele di Donalisio e di Dario Miretti.

La soluzione più “facile”, dal momento che il “blocco” della Pianura, dopo aver convintamente appoggiato la Bordese, è tornato sui suoi passi, convergendo su Marengo, sarebbe quella di riconfermare il presidente uscente.

Ma in Regione, ormai possiamo dirlo con certezza, nessuno ha voglia di riconfermare l'incarico espressione della precedente Amministrazione di Centrosinistra e vicino al “past president” Sergio Chiamparino.

Che fare dunque?

Il 19 dicembre scorso, Fabio Carosso – vicepresidente della Regione con delega ai Parchi – era stato nella sede del Parco del Monviso di Saluzzo per incontrare la Comunità delle Aree protette.

In quella data, dopo aver preso atto del mancato accordo, era stato detto – e diffuso in comunicato del Parco stesso – che la Giunta regionale, trascorsi i 30 giorni previsti per legge, avrebbe nominato il prossimo presidente sulla base dei tre nomi emersi (Bordese, Dovetta e Marengo).

Lasciando quindi da parte le candidature di Barbero e Damiano, dal momento che la Regione ha sempre sbandierato l’intenzione di far ricadere la scelta su un nome che fosse espressione del territorio.

Ora che, però, c’è la (quasi) unanimità sul nome di Marengo, la situazione potrebbe ribaltarsi ancora una volta.

Come anticipato in apertura del nostro articolo, circola con insistenza la voce secondo la quale Cirio starebbe valutando di tornare su uno dei due “outsider” (Barbero e Damiano non hanno ricevuto appoggio da alcun Ente del territorio) pur di “salvare capra e cavoli” e giungere ad una conclusione della partita sul Parco del Monviso. Dove, va detto, è la stessa Regione ad essersi messa in un pantano dal quale, da mesi, non riesce ad uscire.

Un’eventualità che, se da un lato, mette la parola fine alla vicenda, dall’altro è pressoché certo si lascerà dietro, se confermata, una serie di inevitabili conseguenze.

Che senso ha chiedere alla Comunità delle Aree protette un’intesa sul nome del presidente se poi, una volta raggiunta, si scarta il nome indicato soltanto in virtù di una mancata vicinanza o simpatia politica?

Dal 19 dicembre sono trascorsi 61 giorni. La nomina sarebbe dovuta arrivare entro il 18 gennaio. Chi ha memoria, si ricorderà infatti che proprio la riunione del 17 gennaio scorso era stata convocata in via d’urgenza (Dovetta aveva sollevato più d'un dubbio in merito) per “raggiungere un intesa nei tempi utili alla nomina della Regione”, che sarebbe dovuta arrivare entro il giorno successivo.

Ma da allora è trascorso un altro mese.

E – nonostante il Parco continui ad essere in esercizio provvisorio – la situazione non sembra creare particolari preoccupazioni.

Anzi, tutto potrebbe essere di nuovo stravolto.

Alla faccia della considerazione della quale avrebbe dovuto godere il territorio.

Nicolò Bertola

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