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Al Direttore | 20 febbraio 2020, 21:32

"Con la campagna acquisti di Intesa San Paolo a livello locale sparirà una grande risorsa"

Riceviamo e pubblichiamo da Paolo Chiarenza di Busca

"Con la campagna acquisti di Intesa San Paolo a livello locale sparirà una grande risorsa"

I pareri possono essere discordanti, anche tenendo conto degli interessi personali di qualcuno e dei tanti che possiedono azioni che vengono premiate dalle notizie di Borsa, ma la sintesi di quello che avverrà si intravede nella umiliazione subìta dai vertici di Ubi Banca di fronte alla “campagna acquisti” di Intesa San Paolo.

Infatti, dove esiste che un amministratore delegato apprende l’importante notizia mentre è in viaggio all’estero ed è così costretto a rientrare prontamente in patria? Che i direttori di filiali già convocati per la presentazione del piano industriale del gruppo, abbiano dovuto sospendere il tutto e tornare a casa? Che i vertici della Cassa di Risparmio di Cuneo e della Camera di Commercio apprendano la notizia pressochè dai giornali?

La questione parte da lontano, dall’epoca della lotta per il controllo della cosiddetta “finanza bianca” (i banchieri Bazzoli, Guzzetti &C, da una parte, e di altri gruppi “autonomi” dall’altra). Ma tutto sta ancora a monte, nella legge delega del 1990, quando il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi d’intesa con il presidente del Consiglio Amato separa le funzioni di diritto pubblico (“funzione sociale” del credito, secondo la legge bancaria del 1936) dalle funzioni imprenditoriali e finanziarie. Ciò per adeguare il sistema bancario italiano alla “unità economica europea” e incentivare gli investitori europei. Era anche l’epoca in cui i nostri soloni politici ed economici esaltavano le “liberalizzazioni” ad ogni costo e si ubriacavano con lo slogan “grande è conveniente”, “grande è efficiente”.

Ora con questa grande operazione, a livello globale cambierà poco o niente. Ma a livello locale sparirà una grande risorsa, anche se qualcuno penserà “si perde l’autonomia, ma si salva la vita”. Quello che però non viene progettato è un sistema integrato, costituito da grandi gruppi capaci di competere a livello internazionale e da una rete di istituti bancari medio-piccoli fortemente radicati sul territorio a salvaguardia dell’imprenditoria locale. Solo questi possono disporre di indispensabile autonomia, anche mediante la riduzione al minimo delle partecipazioni bancarie e diversificando gli investimenti.



Paolo Chiarenza

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