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Cronaca | 24 febbraio 2020, 20:00

Saluzzo, migrante minacciò con un coltello carabinieri e operatori in un centro di accoglienza: condannato a cinque mesi di reclusione

I fatti risalgono all’agosto 2018. I militari erano intervenuti in forze in tenuta antisommossa “per una situazione di grave pericolo”

Saluzzo, migrante minacciò con un coltello carabinieri e operatori in un centro di accoglienza: condannato a cinque mesi di reclusione

Nell’agosto 2018 gli operatori della cooperativa Armonia, che gestisce insieme ad altri soggetti il PAS (Progetto Accoglienza Stagionali) di Saluzzo avevano chiesto l’intervento delle forze dell’ordine perché uno degli ospiti si era presentato con un coltello in mano nella struttura allestita presso il Foro Boario. Pare che ce l’avesse con un altro ospite che lo aveva accusato di causare problemi al parchetto, dove andavano a giocare anche i ragazzini: per colpa sua i carabinieri li controllavano ogni volta.

I militari avevano subito capito di trovarsi davanti “non un semplice litigio ma ad una situazione di grave pericolo”. Nemmeno alla loro vista S.E., molto agitato, si sarebbe calmato, continuando a minacciare sia i cinque militari intervenuti che gli altri immigrati e gli operatori. Solo dopo alcuni minuti di trattativa avrebbe posato il coltello. Tra i suoi vestiti era stata rinvenuta una seconda lama spezzata, forse proveniente anch’essa dalla cucina del centro. Il giovane era stato quindi affidato alle cure del 118 e sottoposto a ricovero psichiatrico.

Il tribunale di Cuneo ha condannato il migrante africano S.E., accusato di minaccia e resistenza continuata a pubblico ufficiale, a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. Il pm Anna Maria Clemente aveva chiesto 11 mesi: “ Vista la gravità della situazione erano intervenute ben due pattuglie. Il luogotenente aveva cercato di persuaderlo a lasciare il coltello, cosa che lui ha sì fatto ma solo dopo avere minacciato sia gli operanti che i gestori del centro”.

S.E. stava lì già da qualche mese ma non aveva mai dato problemi, benché spesso facesse uso di alcol, è sempre stato cordiale con gli operatori”, ha riferito un ex operatore della cooperativa incaricata come ente gestore della struttura. I carabinieri erano intervenuti in tenuta antisommossa, era raro che entrassero nella struttura, che all’epoca aveva 368 posti letto e ospitava più di 600/700 persone. Molti di loro soffrono di sindromi post-traumatiche o hanno grosse difficoltà a integrarsi. Arrivano per trovare lavoro ma non lo trovano, e finiscono a dormire sui cartoni”.

L’imputato non è un soggetto che di punto in bianco ha deciso di farsi giustizia, ma una persona pacifica che nonostante il contesto assai difficile aveva cercato di integrarsi a modo suo e di collaborare con gli operatori”, ha argomentato la difesa, chiedendo l’assoluzione. “ L’imputato ha ceduto sotto lo stress continuo al quale era sottoposto nelle circostanze di vita, così come descritte dall’operatore. Ha buttato via il coltello è si è seduto, venendo portato di peso in psichiatria”.



Monica Bruna

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