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Economia | 25 febbraio 2020, 15:39

Il lavoro ai tempi del Covid-19: le albesi Ferrero e Miroglio spingono su "smart working" e videoconferenze

Disinfettanti in mensa e controlli sui fornitori per la multinazionale dolciaria. Vietate le trasferte in territori a rischio e sospesi gli spostamenti non urgenti. Accesso a forme di "lavoro agile", là dove possibile, per i collaboratori del gruppo dell'abbigliamento

L'ingresso dello stabilimento albese della Ferrero (archivio)

L'ingresso dello stabilimento albese della Ferrero (archivio)

Precauzione e buonsenso. Questi i principi che improntano i provvedimenti che Ferrero e Miroglio, due tra le principali aziende del territorio di Langhe e Roero, hanno adottato per gestire l’emergenza sanitaria nei loro stabilimenti e uffici.

Mentre il doveroso rispetto alla nota ordinanza congiunta emessa domenica da Regione Piemonte e Ministero della Salute ha portato alla chiusura dei rispettivi asili e nidi aziendali – quello di via Pietro Ferrero per la multinazionale dolciaria e quello di via Crispi per il gruppo tessile –, e al fermo sino a sabato 29 febbraio di ogni attività praticata sui campi del Village +Sport di via Teodoro Bubbio, in casa Ferrero si segnala anche lo stop alle attività del Cral, il circolo ricreativo aziendale, e a quelle della Fondazione di strada di Mezzo, dove l’unico servizio rimasto attivo è quello legato al funzionamento degli ambulatori medici (chiusi invece – si segnala da altro fronte – i diversi che sul territorio fanno capo alla Fondazione Banca d’Alba).

Regolarmente in funzione invece la mensa di via Roma, dove sono stati installati appositi dispenser di disinfettanti per il lavaggio delle mani.

Passando a uffici e stabilimenti, Ferrero ha ovviamente invitato a rimanere a casa i dipendenti e collaboratori eventualmente provenienti da zone "focolaio", interessate da misure di contenimento del rischio adottate dalle autorità sanitarie, invitandoli ad applicare sistemi di telelavoro.  

Misure analoghe stanno interessando diversi collaboratori esterni impegnati negli uffici, mentre controlli specifici da parte del personale di portineria – munito di apposite mascherine - stanno interessando i fornitori in arrivo agli ingressi dello stabilimento, anch’essi invitati a utilizzare precauzionalmente gli stessi presidi.  

Interrotte le visite esterne e annullate eventuali convention aziendali, a tutti è stato diramato l’invito a ridurre allo stretto necessario gli spostamenti, ricorrendo per quanto possibile allo strumento delle videoconferenze.

Per molti versi analoghe le misure adottate nel quartiere generale Miroglio Fashion di via Santa Barbara. Oltre alla stretta applicazione delle disposizioni contenute nell’ordinanza ministeriale, il gruppo tessile ha ovviamente vietato tutte le trasferte nei territori sottoposti a cordone sanitario e sospeso gli spostamenti, gli incontri o i meeting non urgenti, posticipandoli là dove possibile, o promuovendo modalità di gestione a distanza delle riunioni.

Inoltre, anche per agevolare una migliore gestione della vita familiare in considerazione della chiusura delle scuole e degli asili, nella settimana dal 25 al 29 febbraio il Gruppo ha autorizzato quei dipendenti la cui attività lo consenta a lavorare dal proprio domicilio in “smart working”, incentivando così il ricorso a una modalità operativa che – così come in Ferrero – viene già applicata da tempo in azienda per alcune figure.
"I responsabili del Servizio aziendale di Prevenzione e Protezione – precisa ancora il gruppo – sono in costante contatto con l’Ufficio Vaccinazioni Profilassi Malattie Infettive dell’Asl Cn2 per avere costanti aggiornamenti in materia".

Ezio Massucco

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