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Economia | 25 febbraio 2020, 17:27

L’epidemia minaccia il nostro turismo, l’appello al buonsenso del ristoratore di Langa: "Vado a Milano a mangiare da Cracco…"

Lo sfogo di Massimo Camia, da vent’anni Stella Michelin sulle colline del Barolo: "Piombati in un clima da guerra per un problema poco più grave della normale influenza. Ma qui in ogni paese ci sono dieci ristoranti, affollati di stranieri otto mesi l'anno. Davvero rischiamo un danno incalcolabile…"

Massimo Camia con la moglie Luciana, i figli e parte dello staff del loro ristorante di La Morra

Massimo Camia con la moglie Luciana, i figli e parte dello staff del loro ristorante di La Morra

"Ritorniamo a vivere… perché qui ho l’impressione che stiamo battendo tutti i coperchi". E’ un appello senza mezzi termini quello che arriva da Massimo Camia, tra i più noti ristoratori di Langa, da vent’anni Stella Michelin prima nel centro di Barolo, ora in territorio di La Morra col locale che porta il suo nome, ristorante tra i più celebrati del territorio e certamente tra i più ricercati da una clientela che su queste colline, da aprile a dicembre, parla straniero in una percentuale di casi che rasenta e supera il 70%. Ospiti paganti che, se lo scenario visto in questi giorni non tornerà rapidamente alla normalità, da queste parti potremmo non vedere per lunghi mesi.

Avvezzo alla comunicazione via social, dalla sua pagina Facebook non ha nascosto il proprio disappunto per una situazione – quella italiana di questi giorni – sulla cui gestione davvero non si dà pace. Gliene chiediamo conto raggiungendolo al telefono mentre, con la moglie Luciana e i figli Iacopo ed Elisabetta, sta raggiungendo una Milano che le cronache di queste ore dipingono deserta come ai tempi della peste di manzoniana memoria. "Abbiamo due membri della famiglia che compiono gli anni e abbiamo deciso di festeggiare andando a pranzo da Cracco", ci spiega dal vivavoce dell’auto, mentre da un altro telefono arriva la disdetta di una cliente: "Una signora, aveva prenotato per il compleanno del figlio, ma ha il marito bloccato in Veneto…".

Un segno di tempi non proprio felici, come per nulla rosea si preannuncia la stagione turistica in arrivo se le cose – e la comunicazione delle cose – non cambieranno e in fretta.

"Noi abbiamo fatto le nostre abituali ferie a gennaio (lui si è concesso qualche giorno sulle piste della "Africa Eco Race", al seguito del pilota cuneese Nicola Dutto, ndr), dopodiché abbiamo riaperto e devo dire che, almeno fino a pochi giorni fa, avevamo lavorato anche molto bene. Ora sembra di essere piombati in guerra…".

Camia spiega poi che "per ora, tranne per casi sporadici come quello della signora, non abbiamo avuto particolari flessioni nelle prenotazioni e nei coperti serviti ai nostri tavoli, ma certo la preoccupazione è tanta. I colleghi sono giustamente allarmati, mi chiedono cosa possiamo fare… . Ma possiamo fare ben poco se non tentare, nel nostro piccolo, di riportare le cose alla loro dimensione. Si sta facendo un battage incredibile per un problema sanitario che tutti spiegano essere poco più pericoloso di un’influenza. Ho clienti dottori che mi ripetono come quest’ultima faccia molte più vittime…. credo davvero che qualcosa non vada nella gestione del fenomeno e della sua comunicazione, non è possibile seminare il panico in questo modo…".

"Non do colpa a nessuno – prosegue lo sfogo del ristoratore –, semplicemente dico che bisognerebbe fare più attenzione, avere rispetto per chi lavora, perché qui il rischio è quello di provocare un danno incolmabile, e di farlo senza giustificati motivi. Su queste colline viviamo di turismo, noi abbiamo una decina di dipendenti a cui assicurare lo stipendio a fine mese, in ogni paese ci sono altrettanti ristoranti, affollati di stranieri otto mesi l'anno: se non si smette con la conta dei contagiati e con questo clima da fine del mondo creeremo una falla incolmabile".

"E si badi – conclude – che solo in Italia sta accadendo questo, in Svizzera non c’è nemmeno un contagio, in Germania stanno gestendo il problema tranquillamente. Serve tornare quanto prima al buonsenso e tornare a vivere, perché davvero rischiamo di fare un danno inestimabile a tutto il nostro sistema Paese. E di farlo per nulla".

Ezio Massucco

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