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Attualità | 28 febbraio 2020, 08:46

A rischio l'export del vino piemontese: il Coronavirus influisce su export Made in Italy in Cina

E' il grido di allarme di Coldiretti Piemonte, che parla di un crollo delle esportazioni che sfiora il 12% nel mese di gennaio

A rischio l'export del vino piemontese: il Coronavirus influisce su export Made in Italy in Cina

“Coldiretti Piemonte: Coronavirus influisce su export Made in Italy in Cina” - A rischio crescita export vino piemontese 

Crollano dell’11,9% le esportazioni Made in Italy in Cina nel mese di gennaio con l’inizio dell’emergenza Coronavirus che ha frenato i consumi nel gigante asiatico. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al gennaio 2020 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione che pesa ancora di più dopo che le esportazioni di cibi e bevande Made in Italy in Cina avevano fatto segnare il record storico nel 2019 per un valore stimato in 460 milioni di euro, con un aumento del 5%, secondo le proiezioni della Coldiretti sulla base dei dati Istat.

A pagare il conto, soprattutto, è il vino che è il prodotto tricolore più esportato in Cina per un valore stimato dalla Coldiretti in 140 milioni di euro nel 2019 ma difficoltà ci sono anche per le esportazioni di frutta e verdura fresca Made in Italy che avevano fatto segnare in Cina il record storico con un balzo nel 25% grazie alla progressiva apertura del gigante asiatico. 

“Il vino Made in Piemonte, grazie ai suoi alti standard qualitativi, ha visto una crescita negli ultimi anni del 75% in Cina e del 15% in Giappone – spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – per cui ora cresce la preoccupazione anche per la chiusura delle fiere che sono sempre occasione di nuovi affari commerciali.  Per non penalizzare le nostre imprese in generale serve, inoltre, un intervento delle autorità nazionali e comunitarie per fermare pratiche insensate, che rischiano di far perdere quote di mercato importanti alle produzioni locali, per colpa di una concorrenza sleale che mira a screditare i nostri prodotti che sono sani e garantiti come prima. Si tratta di comportamenti ingiustificati che mettono a rischio la libera circolazione delle merci anche all’interno dell’Unione senza alcuna valida motivazione scientifica e vanno a colpire un settore strategico del made in Italy come l’agroalimentare che, invece, traina l’economia del nostro territorio”.

 

Redazione

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