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Cronaca | 28 febbraio 2020, 19:45

Presidente di un’associazione onlus pro disabili condannato per aver diffamato la presidentessa di un’altra associazione

L’imputato è stato assolto dai reati di diffamazione via Facebook e molestie

Foto generica

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Le due associazioni avevano collaborato nell’attività di volontariato per una decina di anni finché i rapporti fra i due presidenti si erano talmente deteriorati sino ad arrivare alla aule giudiziarie.

Nel processo che oggi è stato definito in primo grado dal tribunale di Cuneo R.D.S., presidente di una onlus con sede nel Saluzzese a favore di ragazzi disabili, è stato condannato al pagamento di 1.000 euro di multa e al risarcimento di 4.000 euro per aver diffamato I.B., presidente di un’altra associazione no profit, che opera prevalentemente nel Saviglianese.

L’imputato, difeso dall’avvocato Sara Ambrassa, è stato invece assolto dalle imputazioni di diffamazione via Facebook e di molestie, riferiti a scambi di messaggi e telefonate con la stessa I.B. e con alcuni genitori di ragazzi che partecipavano alle attività dell’associazione di quest’ultima.

Nel 2017 R.D.S. aveva pubblicato sul gruppo Facebook ‘Sei di Savigliano se...’ un post dal quale era scaturita la denuncia, con il quale invitava a non fidarsi delle associazioni che mandano i ragazzi nei locali a proporre oggetti in libera vendita e a denunciarle alle forze dell’ordine.

Mi ero limitato a fare una semplice segnalazione senza fare il nome né di I.B. né della sua associazione. Negli anni della nostra collaborazione la aiutavo dandole i prodotti donati dagli sponsor gratuitamente”, ha spiegato l’imputato. “Io faccio cose serie alla luce del sole. Ho acquistato e allestito camper, un furgone e un respiratore per i disabili. Non ero d’accordo sul suo modo di gestire la onlus, infatti i miei ragazzi non li ho mai portati in giro, né ho chiesto o preso soldi per la mia associazione. Alcuni genitori si erano lamentati con me di come erano usati i figli.”

Per I.B., costituita parte civile con gli avvocati Luisa Marabotto e Federica Casasole, si trattava di un’attività di vendita volontaria che era utile per favorire l’interazione fra i ragazzi disabili e le persone “normali”. L’imputato, denunciando presunti maltrattamenti e la gestione del denaro non trasparente, avrebbe cercato di convincere i genitori a ritirare i figli che erano impegnati con la onlus di I.B. a partecipare invece alle attività della sua associazione.

Il pm Gianluigi Datta aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione per tutti i reati: “Poteva muoversi in maniera più cauta trovando una soluzione diversa, ma ha sbagliato andando oltre e finendo per commettere reati”.


Monica Bruna

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