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Curiosità | 24 marzo 2020, 19:50

Luigi Einaudi nasceva oggi 24 marzo 1874

L'opera Omnia voluta da Gianna Gancia per capire le crisi economiche e la "fame" del carbone

Gianna Gancia

Gianna Gancia

Ripercorrere i gravi problemi di ieri, per comprendere quelli di oggi, e quelli futuri dettati dalla grave crisi provocata dalla pandemia.  E' possibile rileggendo il pensiero dei grandi statisti della storia ed in particolare riflettendo sulle intuizioni dell'economista piemontese che divenne Presidente della Banca d'Italia prima di essere eletto al Quirinale.

In particolare, in ambito economico, grazie alla messa  On-line, con una semplice ricerca, è possibile consultare  ben 30mila pagine, tratte da 34 libri, 41 giornali e 122 riviste - progetto voluto e sostenuto dall'allora presidente della Provincia Gianna Gancia di Gruppo Identità e Democrazia e presentato a Roma nel 2013 - per stabilire punti fermi nella gestione dei prossimi mesi.

Interessante come lo statista si disse sempre molto colpito dalla cosiddetta "fame del carbone" che per ben due volte si presentò nel Paese. Non solo quindi carestie e pestilenze ma anche crisi molto legate all'avvenire di una nazione, come quelle collaterali economiche.

"Per la seconda volta in questo secolo ci troviamo dinanzi alla «fame» del carbone. Mentre un giorno erano note soltanto le carestie di generi alimentari, adesso le crisi di carestia più dolorose per l’avvenire di un paese, sono quelle che minacciano l’avvenire delle industrie, rincarano il costo dei prodotti e gettano nella disoccupazione milioni di operai. Fra tutte, la fame del carbone è la più pericolosa. Materia prima delle industrie, combustibile per le ferrovie ed i piroscafi, mezzo di riscaldamento e di illuminazione degli uomini, il carbone è stato a ragione chiamato il «pane nero» dell’industria e dei commerci moderni. In quest’anno il pane dell’industria aumenta rapidamente. A Torino coloro che erano abituati negli anni scorsi a pagare il coke per riscaldamento 4 lire al quintale, ora si affrettano a fare provviste per l’inverno perché temono che il prezzo aumenti ancora al disopra del saggio attuale di 7 lire. Il rincaro è generale per tutto il mondo. Bisogna risalire al 1873, l’anno della famosa prima fame di carbone del secolo, per trovare prezzi eguali a quelli che si praticano oggi. In Inghilterra il carbone d’esportazione avea oscillato dal 1846 al 1871, fra i 7 e gli 11 scellini (da 8,75 a 13,75 lire) per tonnellata. 

Improvvisamente, in seguito alla necessità di colmare i vuoti prodotti dalla guerra franco-prussiana ed allo sviluppo gigantesco dell’industria del ferro e dell’acciaio, richiesti in quantità cospicue per estendere la rete ferroviaria, i prezzi medi aumentano nel 1872 a 16 scellini e giungono a 21 scellini nel 1873 (carbone d’esportazione). Anzi a Londra i corsi salirono ancora più alto; l’1 gennaio 1873 il carbone è a 37 scellini; il 4 febbraio è già a 48, il 7 febbraio supera i 50 e il 16 febbraio tocca il culmine di 52 scellini la tonnellata. A questi prezzi in Inghilterra la gente comincia a temere di morir di freddo; come se da noi il coke si vendesse a 15 e 20 lire al quintale. 

Tutti fanno provviste; riempiono le cantine ed ingombrano persino gli alloggi col polveroso combustibile. Le dimostrazioni contro il caro dei carboni si susseguono in tutte le città. A Nottingham nel febbraio del 1873, quando il freddo era più intenso ed il prezzo del carbone più alto, si tenne una grande dimostrazione. Diecimila persone sfilarono in colonna serrata verso la piazza del mercato: aveano ad insegna un focolare spento ed una scritta: Si muore di freddo. Guardatevi dai proprietari di miniere di carbone alle prossime elezioni generali".

Un monito economico, quello dell'economista Luigi Einaudi, che oggi ci fa riflettere per programmare l'uscita dal tunnel di una epidemia che sta sconvolgendo tutti i continenti. Che ci fa riflettere sui provvedimenti attuati e sulle diversità internazionali nell'affrontare l'emergenza, oggi nel giorno in cui gli stati Uniti hanno annunciato che l'economia non potrà fermarsi, nessun lockdown ma solo un tentativo di bilanciamento della tutela della salute e della tutela dell'economia.

comunicato stampa

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