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| giovedì 08 novembre 2018, 17:30

Muri in pietra e pali di legno per contenere la forza dei torrenti in piena e scongiurare danni ingenti: l’esempio di Ostana (FOTO e VIDEO)

Alcune briglie, realizzate dalla cooperativa “La Valle dell’Eco” e poste lungo i rii minori, si rivelano fondamentali per garantire una corretta regimazione delle acque, anche in caso di piena, proprio come in questi giorni

Una delle briglie realizzate a Ostana

Una delle briglie realizzate a Ostana

Opere semplici, con materiali decisamente “locali”, ma che si sono rivelate fondamentali durante l’ultima ondata di maltempo.

L’esempio giunge da Ostana, in alta Valle Po.

Qui, negli anni, la cooperativa “La Valle dell’Eco” ha realizzato alcune briglie poste lungo i corsi d’acqua minori. Si tratta di ruscelli che, nell’ordinario, hanno una portata minima, ma che in caso di piogge e maltempo si ingrossano, provocando anche danni per decine di migliaia di euro.

Ieri (mercoledì) Enrico Crespo, l’operaio che ha realizzato questo tipo di briglie, ci ha spiegato meglio di che cosa si tratta.

È una soluzione alternativa alla realizzazione di opere in cemento e ferro. – ci spiega – Le briglie sono realizzate con l’uso di pietre, tenute insieme con il cemento. Al centro della briglia, invece, tre pali in legno sono in grado di fermare ramaglie e vegetazione”.

Siamo stati a vedere una delle tre opere realizzate sul territorio comunale, lungo la strada che conduce a località Ciampagna.

Qui, la briglia riesce a rallentare l’acqua, prima che il ruscello si immetta in un tubo che passa al di sotto della sede stradale.

L’opera – spiega Crespo – ha scongiurato, nei giorni scorsi, che il condotto interrato si ostruisse. Nell’alluvione di novembre 2016, in un’altra zona del paese, proprio un ruscello come questo, dopo che le condutture si sono riempite di sassi e rami, è straripato sulla strada, causando una frana, con danni per oltre 20mila euro”.

Problemi che non si sono verificati in questi giorni, grazie sia alle briglie di recente costruzione che, anche, alla presenza di operai che ad intervalli cadenzati hanno effettuato sopralluoghi: “I pali in legno trattengono rami e vegetazione – aggiunge Crespo – e ogni 6, 7 ore il condotto va ripulito. È sufficiente smuovere con una pala o con un piccone quanto si è depositato togliere i rami. Il resto del materiale, come terra e foglie, viene portato via dalla corrente”.

L’esempio di Ostana apre ad una serie di ragionamenti.

In primis, quello legato all’impatto ambientale: “Le stesse opere potevano essere realizzate con cemento e ferro. – spiega Crespo – Ma sarebbero state decisamente più impattanti, senza contare che il cemento, a differenza della pietra, crea superfici lisce e l’acqua, anziché rallentare, prende velocità”.

Il secondo aspetto, invece, riguarda la semplicità di opere che, realizzate seguendo quella che ormai può essere definita la “saggezza d’un tempo” si rivela fondamentale nella salvaguardia del territorio.

Spesso si pensa che l’utilizzo di legno e pietra aumenti i costi – ci dice Crespo – ma non è così: se ci guardiamo intorno possiamo notare facilmente come di materiale a disposizione ce ne sia molto, a costo pressoché zero”.

L’ultima considerazione, non certo per ordine di importanza, riguarda proprio la presenza dell’uomo sulle montagne, requisito imprescindibile per una costante manutenzione, unica strada per evitare danni come frane, allagamenti o smottamenti.

Alle volte la presenza di qualcuno tolga una palata di fango può evitare danni enormi” conclude Crespo.

Nicolò Bertola

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