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CRONACA | martedì 07 febbraio 2012, 20:02

Il processo per l'omicidio di Fatima: i RIS individuarono tracce biologiche appartenenti all'imputato

La ragazza fu uccisa con 49 coltellate inferte con un'arma che non è mai stata trovata

Le investigazioni il giorno del delitto a casa di Fatima

Nell'udienza pomeridiana del processo per l'omicidio di Fatima Mostayd, in Corte d'Assise a Cuneo, terminata oltre le 19, sono stati ascoltati due consulenti dell'accusa, un tecnico informatico ed il medico legale. Il primo ha riferito degli esiti delle verifiche effettuate sul pc trovato nella cucina dell'abitazione della ragazza marocchina. Che sarebbe entrato in quello che sarebbe poi risultato lo stand by definitivo, alle 14,48 di quel 7 febbraio 2011. Sull'hard disc sono rimaste le tracce degli ultimi attimi di vita della ragazza: un'occhiata a Facebook, qualche chat su Skype, e una controllata ai voli Casablanca – Torino. Forse aspettava il neo marito che doveva raggiungerla di lì a poco. Dal consulente è stato controllato anche il pc di Ivan Vercellone, il ragazzo che Mabrak disse essere con lui il giorno del delitto. Nulla di rilevante sarebbe emerso, se non un'accurata ricerca di notizie sull'omicidio, il giorno stesso che avvenne e nei giorni successivi.

Per l'anatomopatologo l'ora del decesso di Fatima sarebbe avvenuta in un arco di tempo dalle 14,30 alle 17,30. Dall'esame del contenuto gastrico l'arco di tempo si restringerebbe fino alle 15,30. Il medico ha fatto un'accurata descrizione della vittima, che qui per ovvi motivi non staremo a ripetere. In sintesi, la povera ragazza fu colpita con 49 colpi con un'arma da taglio – che non è mai stata trovata – in varie parti del corpo, di cui due trapassarono il cuore. Sul volto alcune ferite. Il consulente non ha potuto escludere se fossero state inferte con l'intenzione di deturpare la ragazza.

Poi hanno deposto i RIS di Parma. Che, prima di esporre i risultati a cui erano giunti, hanno illustrato dettagliatamente le tecniche scientifiche di cui si sono serviti.

Il primo dei testi ha riferito sulle impronte trovate nell'abitazione di Fatima. Risultati: due impronte risultate appartenere all'imputato, ma non nella stanza dove fu trovato il corpo, oltre a quelle del fratello della vittima e di altre persone, risultate estranee alla vicenda. Quindi, l'elenco delle tracce biologiche ritrovate sul luogo del delitto. Mediante comparazione dei profili genetici messi a loro disposizione ed i reperti biologici tra cui i vestiti della vittima, i RIS hanno individuato due tracce del profilo genetico appartenente all'imputato: sui pantaloni di Fatima e su un bicchiere lasciato in cucina. DNA appartenente al ceppo maschile della famiglia di Mabrak sarebbe stato invece rilevato sulla maglia della ragazza.

Elementi dubbi per uno spazzolino da denti e sulle lenzuola del fratello di Fatima: un profilo generico non riconducibile all'imputato.

Monica Bruna

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