CRONACA | martedì 31 agosto 2010, 14:58
Lavoratori Alstom sperano nel ricorso al TAR per l'alta velocità
Iniziata la cassa integrazione ordinaria a Savigliano, intanto si attendono sviluppi sul fronte delle commesse
L’Alstom Italia ha fatto ricorso al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento della maxi gara (conclusasi il 5 agosto) che ha assegnato al raggruppamento AnsaldoBreda – Bombardier la costruzione di 50 treni veloci per un valore finale 1,5 miliardi euro che, tradotto, significa lavoro intenso per i prossimi 3 anni per Ansaldo. Il mantenimento dell’occupazione negli stabilimenti della società francese in Italia è una questione non secondaria legata proprio alle commesse. I francesi di Alstom hanno alle proprie dipendenze, nella Penisola, 2.800 lavoratori di cui 1.400 a Savigliano dove si lavora ormai solo più con poche commesse estere. Troppo poco per mantenere la forza lavoro. Ecco allora che il gruppo transalpino contesta l’assegnazione dei punteggi che avevano portato alla vittoria finale il consorzio Ansaldo Breda-Bombardier. Una gara persa 50 a 56 per la parte tecnica e sostanzialmente pareggiata nella parte economica. Quel che chiede la società francese è di riesaminare la griglia dei voti al fine di poter dimostrare di meritare un punteggio maggiore rispetto ai concorrenti. Per il momento il Tar ha fissato una sospensiva, in attesa dell’udienza che è stata fissata per il 29 settembre.
A Savigliano invece, in attesa dell’eventuale contraccolpo in seguito al pronunciamento del Tar, è partita la cassa integrazione guadagni ordinaria per 85 lavoratori divisi su due turni per tutto il mese di settembre. Le figure professionali coinvolte fanno parte della finizione delle commesse. Sui criteri di scelta dei lavoratori in CIGO, oggi la Fiom CGIL afferma: “Chiariti i criteri di collocazione: a completa discrezione della direzione aziendale” e prosegue: “Considerata la quantità di ore lavorative in esubero, questo periodo di cassa integrazione poteva (e ancora può!) tranquillamente essere evitato, concordando in alternativa, ad esempio, un programma di smaltimento delle ferie arretrate. La CIGO è stata giustificata dall'esaurimento di alcune commesse in corso e l'intervento poteva essere limitato, almeno nella fase iniziale, a lavoratori delle aree interessate; le attività di formazione (saldatura in particolare), la rotazione (secondo criteri conosciuti!) ed il lavoro in trasferta dovevano attenuarne l'impatto sui lavoratori: invece sono stati collocati in CIGO 42 lavoratori (per ora), parte dei quali addetti a lavorazioni e/o aree supportate da carichi di lavoro sufficienti, senza conoscerne i criteri di scelta”.
Ma il comunicato CGIL si fa più aspro quando si parla di componenti la RSU aziendale scelti per la CIGO: “Non accettiamo i criteri di ‘penalizzazione’ dei delegati, fino a quando non saranno chiarite e condivise le regole di scelta e rotazione di tutto il personale in CIGO. Intravediamo nel comportamento della direzione aziendale il tentativo di intimidire i delegati della R.S.U. e di limitarne ulteriormente il ruolo di controllo, contrattazione e intervento in materia di organizzazione e orario di lavoro”. Più morbida la CISL: “La questione dei delegati in CIGO è stata trattata dall’azienda in maniera un po’ arbitraria, non con chiari criteri oggettivi. In sostanza chiediamo di non smantellare la rappresentanza in determinate aree”.




Francesca Aimo