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Il venerdì di Ferrigno | 03 settembre 2010, 17:32

Signori, in carrozza! Si parte per un lungo viaggio nel passato

La protesta degli ambientalisti francesi e italiani contro il raddoppio del Tenda assomiglia molto ai vecchi ‘comitati’ sorti negli anni ’90 per impedire la posa delle antenne dei telefonini.

Copyright targatocn.it

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Domenica un gruppo di ambientalisti francesi unitamente ad un gruppo ‘fratello’ di Garessio ha manifestato contro il raddoppio del tunnel del Tenda. Due giorni dopo è arrivato un comunicato del senatore Giuseppe Menardi che sul raddoppio ha speso non poche energie per ‘annunciare’ che “si è nella condizione di poter dare via in tempi veloci all’appalto”. Negli stessi giorni la presidente della provincia Gianna Gancia è stata a Roma per lo stesso motivo.

Senza incorrere nel pericolo di essere additati al pubblico ludibrio possiamo affermare che la buona notizia è l’annuncio che proviene da Roma?

Il resto appartiene al sacrosanto diritto di manifestare le proprie opinioni. Sgombriamo subito il campo da equivoci o da interpretazioni errate: alcuni degli argomenti che hanno animato la protesta degli ambientalisti sono condivisibili. Come si fa, infatti, a non essere d’accordo sul fatto che andrebbe potenziato il  trasporto su rotaia a scapito di quello su gomma? Oppure che il transito superiore a quello consentito su una qualsiasi strada arreca danni all’ambiente ed alle persone? Tutto vero, ma purtroppo è un déjà vu che ci riporta dritti dritti nel passato.

Ci ricordiamo cosa succedeva una quindicina di anni or sono quando spuntavano le prime antenne per la telefonia cellulare? Comitati spontanei, manifestazioni e proteste in difesa dell’ambiente e della salute. Proviamo a chiedere a costoro, ai manifestanti degli anni ’90, quanti telefoni cellulari hanno oggi in tasca e forse si potrebbe ragionare sul fatto che molte delle argomentazioni allora addotte a sostegno delle proprie tesi erano per così dire eccessive o figlie di tematiche non sufficientemente conosciute. Eppure in quegli anni non c’era paese che non potesse vantare un proprio comitato contro le antenne ‘cancerogene’. 

La storia è sempre la stessa: partendo da situazioni che meriterebbero attenzione si radicalizza la questione facendo di ogni cosa una guerra tra il Bene e il Male spesso ignorando la reale portata del contendere e cedendo alla facile demagogia. Oggi si protesta per lo stoccaggio dei rifiuti e (molto) sulle possibili realizzazioni delle centrali a biomasse, tanto per restare alle proteste più recenti. Nessuno pensa o si ostina a pensare che quello che noi consideriamo ‘progresso’ possa dettare legge sulle persone e sulla natura, ma dopo le proteste dovrebbe scattare l’ora delle azioni conseguenti.

Non va bene, infatti, strapparsi le vesti sul raddoppio del Tenda e poi magari utilizzare l’auto per spostamenti di pochi metri. Non va bene per nulla innalzare steccati contro le centrali, come quelle a biomasse, e poi avere un utilizzo irrazionale dell’energia elettrica che passa magari per tre televisori in funzione contemporaneamente e le luci accese nelle camere per evitare il ‘disturbo’ di premere l’interruttore una seconda volta nel volgere di pochi minuti. Quelle descritte sono azioni riprorevoli ma che fanno parte delle abitudini di molte famiglie. Lo si evince dai consumi e dalle brutte abitudini che ci portiamo appresso dal giorno in cui la parola risparmio è diventata sinonimo di anticaglia per quelle generazioni che (fortunatamente) non hanno conosciuto la miseria e sono vissute per buona parte della loro vita nella corsa per accaparrarsi il superfluo. 

Magari ci sarà un ritorno al passato, ma per adesso è così. È così, ovviamente, ma non per tutti. Tornando all’argomento oggetto dell’apertura di questo 'Venerdì', ovvero al raddoppio del tunnel del Tenda, c’è da augurarsi che la sua realizzazione sia davvero prossima. Non si tratta soltanto di agevolare il flusso da e per la Francia e la nostra Riviera, di agevolare il commercio e lo scambio culturale tra vicini di casa, ma anche di iniziare a mettere qualche tassello sul versante dell’ammodernamento della rete viaria del cuneese. Com’è noto la nostra provincia ha qualcosa come 3800 chilometri di strade molti dei quali non sono all’altezza dei tempi. Chi ha fatto il conto ha scoperto che la rete viaria cuneese è superiore di oltre 600 chilometri al tratto che collega il nostro capoluogo con Mosca, la capitale della Russia.

Logica imporrebbe che ogni ammodernamento, ogni innovazione atta a portare Cuneo e la sua provincia fuori dall’isolamento viario in cui è sempre vissuta, sarebbe da salutare con entusiasmo. Invece non è così per tutti. Ovviamente non siamo sostenitori del pensiero ‘unico’ e rispettiamo per seria convinzione anche chi la pensa in modo diverso dal nostro. La protesta degli ambientalisti domenica a Tenda non deve interrompere né preoccupare chi deve spingere l’acceleratore in direzione opposta. Va bene andare orgogliosi del nostro splendido isolamento e quell’essere ai margini delle grandi rotte, va bene non vendere l’anima al progresso e soprattutto va bene difendere ciò che abbiamo ricevuto in eredità e abbiamo l’obbligo di portare in dote a chi verrà dopo di noi. Ma crediamo di poter affermare, senza pretesa di trovare condivisione, che la protesta legittima e sacrosanta messa in atto a Tenda è pur sempre l’espressione di una minoranza che guarda al mondo con gli occhi ammantati dall’utopia di poter fermare il tempo.

Nessuno di noi vivrebbe in una casa a lume di candela anche se il lume di candela crea un’atmosfera che oggi riteniamo magica. Così come nessuno si sposterebbe sul calesse perché è più ecologico evitando per questo la Freccia Rossa. Ai primi del 1900 a Milano città circolavano una decina di vetture. Un signore vendendone passare due davanti alla Scala disse: “Avanti di questo passo, Milano sarà destinata a sparire”. Fortunatamente Milano non è scomparsa e nel frattempo l’Italia è diventata la settima potenza mondiale. Il raddoppio del tunnel del Tenda non ci porterà in trionfo verso il futuro, ma perché dire no a priori?

gianpiero.ferrigno@targatocn.it  

 

Gianpiero Ferrigno

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