Eventi - 27 giugno 2010, 08:33

Il regista Giuseppe Recchia immagina un soggiorno monregalese del grande Hemingway

Mondovì al centro del film sulla vita del grande scrittore americano

Cosa ne avrebbe pensato Ernest Hemingway di Mondovì? Con quali occhi avrebbe guardato piazza Maggiore, o la Torre, se vi avesse dormito, se avesse visitato un giardino o (più probabilmente) un bar? Se lo è chiesto Giuseppe Recchia, giornalista, editore e ora anche regista e produttore che sta per girare un documentario e un film sulla vita dello scrittore americano. E grazie all’arma vincente del cinema, ovvero la possibilità di dare una risposta alla domanda “Cosa sarebbe successo se...?”, l’autore di capolavori quali ‘Addio alle armi’ e ‘Il vecchio e il mare’, a Mondovì ci arriverà davvero. Partiamo dalla Storia, quella vera. “Hemingway passò realmente nella provincia di Cuneo, questo è un fatto noto – racconta Recchia, autore del libro ‘Hemingway for Cuba’, che ha studiato per anni la vita dello scrittore –: ci venne da turista, ma soprattutto da... amante del buon vino. Fu Mondadori che, in occasione di un viaggio che lo scrittore fece da Milano a Nizza, gli consigliò di fermarsi nelle Langhe e nel Cuneese, per assaggiare qualcosa che lo avrebbe sicuramente colpito: i cuneesi al rum, e soprattutto i vini di Langa”.

E così nel 1954, quando Hemingay dimorò a Venezia insieme al suo grande amore Adriana Ivancich, quel viaggio lo portò proprio fra queste colline. L’idea di Recchia è quella di mettere in scena una di quelle ‘storie possibili’, fittizie ma non del tutto false, nel senso che avrebbero potuto verificarsi se il caso lo avesse voluto. Il motore dell’immaginazione prende origine da questa domanda: e se a fare da “ciceroni” nella nostra terra fossero state le due anime letterarie delle nostre Langhe, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese? “Entrambi americanisti, anche se in modo diverso – racconta Recchia –, con molti punti di contatto con Hemingay. Nel documentario che gireremo faremo parlare un amico dei due scrittori, Claudio Gorlier. E da qui prende il via la nostra storia ipotetica”. Il docu-film, come detto, toccherà anche Mondovì, le riprese locali avverranno a luglio. Hemingay visiterà piazza Maggiore, prenderà contatto con i monregalesi, e... parlerà della città. Lo farà a modo suo, con le parole e i pensieri che avrebbe davvero potuto esprimere, se fosse stato qui. Non solo: perché il documentario sarà un viaggio anche temporale, in cui allo scrittore americano (ma che si definì ‘cittadino cubano’ fino in punto di morte) si affiancheranno interviste e commenti di personaggi attuali, che parleranno della Mondovì di oggi. “Faremo, per così dire, rivivere l’Hemingway di ieri nella realtà di oggi – continua il regista –. Visiterà Alba, dove oggi c’è un bar intitolato a lui in cui servono il mojito ‘alla Hemingay’, visiterà le stradine e lapiazza storica di Mondovì cioè piazza Maggiore, e parlerà con la gente”. E una location già prenotata sarà lo ‘Studiò’ di Loredana Murizzasco. Il documentario sarà un prodotto per la tv. Verrà prima tradotto in polacco (la produzione è infatti Miasto Kina), e poi passato in Italia, nel resto d’Europa, Stati Uniti e Cina. Il film verrà invece girato in seguito. E per rispondere alla domanda: Cosa avrebbe pensato Ernest Hemingway, di Mondovì? Non resta che... aspettare.

IL REGISTA

Inizia come giornalista, in Italia, ma nel ’68 si trasferisce a Parigi. Incontra Calvino, Sciascia, Anais Nin, Jerome Rothenberg, Claude Lévi-Strauss e Larry Durrell. Rifonda le edizioni 'Shakespeare and Company'. Ritorna in Italia dove fonda e dirige la rivista 'Controcultura', sostenuta da Sartre, oltre che da Chomski, J Faye, Chatelet, Barthes, Magris, Vattimo, Severino e Cacciari. Nel ’90 fonda e dirige la ‘Storia dell’Editoria d’Europa’, opera che gli farà vincere il premio dell’Accademia delle scienze di Mosca. Nel ’95 ristampa e introduce, con Aldo Rosselli, la nuova edizione italiana dell’Ulisse di Joyce e ne prepara la sceneggiatura per il cinema. Nello stesso anno incontra Billy Wilder e da quel momento dedica la sua attività di lavoro e di ricerca esclusivamente al cinema (in particolare alla drammatica biografi a di Hemingway prima come romanzo e poi come film) e dopo qualche anno si trasferisce in Polonia, dove vive ed opera.

M. T.; Unionemonregalese