Attualità - 13 novembre 2010, 15:30

Davanti alla Provincia la contestazione per la presenza di Schifani a Cuneo

Grillini, Popolo Viola ed esponenti di Libera non hanno potuto avvicinarsi alla sede della Provincia. La loro manifestazione non era autorizzata, esposto uno striscione

Lo striscione di protesta

Era lo scorso 4 settembre quando, alla Festa democratica del Pd, a Torino, il presidente del Senato Renato Schifani, ospite di un convegno assieme a Piero Fassino sulla riforma del sistema parlamentare e del Senato Federale, venne duramente contestato da un nutrito gruppo di esponenti del Movimento a Cinque Stelle di Beppe Grillo, dal Popolo Viola, dal Movimento delle Agende Rosse e da semplici cittadini. 

Urla e fischi che, da tutte le parti politiche, vennero letti come un pericoloso attacco alla democrazia. I contestatori si beccarono l'epiteto di squadristi. Solo Beppe Grillo, che disse "questo è solo l'inizio" e Antonio Di Pietro difesero le modalità della protesta, allo logan di "libero fischio in libero stato"

Le suddette modalità non si sono ripetute a Cuneo, dove, proprio stamattina, è intervenuto il presidente del Senato Schifani, ospite della Provincia. Un fitto cordone di uomini delle forze dell'ordine ha infatti impedito ad alcuni esponenti del Movimento a 5 stelle, del Popolo Viola e dell'associazione Libera fondata da Don Ciotti di avvicinarsi troppo alla sede della Provincia. Sono stati tenuti al di là della strada e identificati. La loro occupazione di suolo pubblico non era infatti stata autorizzata, così come nessun corteo.

I "contestatori", poco più di una ventina, si sono limitati ad esporre uno striscione con la richiesta di un "Parlamento pulito".

Sergio Sperotto dei Grillini di Cuneo ha dichiarato: "Siamo qui per esprimere il nostro dissenso ed ottenere delle risposte su una questione molto semplice: qual è l'iter delle leggi di iniziativa popolare scaturite dal V day dell'8 settembre 2007? Chiedevamo un parlamento composto da sole persone incensurate; la non rielezione dopo due mandati in parlamento e che i candidati venissero scelti dai cittadini e non dai segretari di partito. Per queste richieste abbiamo raccolto 350mila firme in un giorno. Che fine hanno fatto?"

Barbara Simonelli