Attualità - 06 febbraio 2011, 10:33

Da Saluzzo spunta un'ipotesi: la città e il Marchesato patrimonio Mondiale dell'Umanità?

La proposta arriva dal presidente della Fondazione Amleto Bertoni, Michele Fino, a margine del riuscitissimo convegno "Viticoltura e paesaggio"

La Castiglia, nel centro storico di Saluzzo

Riceviamo e pubblichiamo:

II convegno "Viticoltura e Paesaggio", che il Centro per le Rarità Ampelografiche “Giuseppe di Rovasenda” di Saluzzo ha ospitato nella giornata di venerdì 28 gennaio è stato un successo oltre le più rosee aspettative. Difficile immaginare oltre cento partecipanti per un evento squisitamente culturale, animato da relazioni di esponenti accademici qualificati nella ricerca in tema di paesaggio, marketing territoriale, recupero delle tradizioni rurali. Un’ottantina i partecipanti ai lavori del mattino che hanno potuto prendere parte alla visita all’azienda sperimentale della Bicocca in Verzuolo e al successivo, brevissimo, educational tour. Nel complesso un’ottima occasione per conoscere il paesaggio viticolo saluzzese anche per una ventina di studenti del corso di laurea in viticoltura ed enologia della Facoltà di Agraria di Torino. 

Nell’ambito delle comunicazioni ho potuto portare qualche elemento di conoscenza degli aspetti tecnici della recente candidatura all’iscrizione, nel patrimonio mondiale dell’umanità, dei paesaggi viticoli di Langhe, Roero e Monferrato. Un iter di preparazione che, in Italia, si è concluso solo il 21 gennaio scorso, con la presentazione del dossier di candidatura a Parigi.Nel preparare la mia breve relazione, esaminando la lista dei siti UNESCO in Italia e considerando che in Piemonte, oggi, l’unico sito UNESCO è rappresentato dalle residenze sabaude, ho formato in me un convincimento che attraverso la vostra ospitalità vorrei che aprisse un dibattito in città e nel Saluzzese.

Propongo di valutare la candidatura all’iscrizione nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, protetto sin dal 1972 dall’UNESCO, delle VESTIGIA DELL’ANTICO MARCHESATO DI SALUZZO, includendovi senz’altro il Centro Storico e la Cattedrale in Saluzzo, l’Abbazia di Staffarda, la Collegiata e la Cappella Marchionale in Revello, il Castello Tapparelli d’Azeglio in Lagnasco e il Castello della Manta. Si tratta infatti di gruppi di edifici che per caratteristiche architettoniche, omogeneità e sistemazione paesaggistica costituiscono elementi di eccezionale valore universale dal punto di vista storico e artistico. La candidatura, a mio avviso, è ben giustificata dal fatto che si tratta di una testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale, nonché di eccezionale esempio di edificio o ensemble architettonico e paesaggistico che illustra uno stadio significativo nella storia umana: condizioni previste dalla Convenzione per il patrimonio Mondiale dell’Umanità.

La specificità del Marchesato di Saluzzo, sotto il profilo artistico ed architettonico vale, a mio avviso, una riflessione corale circa questo straordinario strumento di tutela del nostro paesaggio e della nostra storia. Uno strumento che, tra l’altro, avrebbe anche il pregio di consentire di pensare in modo integrato allo sviluppo edilizio di un’area omogenea e, in modo serio, al recupero di quanto è stato fatto in modo non sufficientemente armonioso con l’eredità del nostro passato.

Una candidatura all’UNESCO, dunque, anche come modo per ricucire le ferite già inferte al paesaggio, prevenendone o mitigandone di future.

Michele A. Fino