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Eventi | 11 marzo 2011, 08:57

Domani riapre a Saluzzo “L’antica trattoria dei due cavalli”

Completamente rinnovata e rimodernata sarà guidata da Giulio Barra e Desirée Merlino

Desirée Merlino e Giulio Barra

Desirée Merlino e Giulio Barra

Dopo una chiusura di qualche settimana, dovuta ad un’elegante ed al tempo stesso sobria opera di rimodernamento dei locali che ne compongono il “corpo”, riapre i propri battenti al pubblico sabato 12 marzo prossimo – con un aperitivo-inaugurazione dedicato alla presentazione dei piatti - “L’antica trattoria dei due cavalli” di via Savigliano a Saluzzo. Proprio a fianco del tribunale cittadino. Un locale ricco di storia, di cultura e di tradizioni, di quelli che hanno visto transitare nelle loro sale intere generazioni – nobiliari e non – sin dal remoto 1876. A quell’epoca era una taverna con camere e stallaggio, in grado di dare ricovero per la notte a due viandanti e ad altrettanti cavalli. Di lì il nome “Due cavalli”.

A riaprirne le porte saranno lo chef Giulio Barra e Desirée Merlino, che si occuperà del servizio ai tavoli. Di Cavour lui. Di Paesana lei. Compagni nel lavoro e nella vita quotidiana. Il loro è un amore nato tra i fornelli di un noto ristorante della zona, presso il quale hanno prestato la loro opera: 10 anni di gavetta lui e 7 lei. Quando facciamo loro visita il “Due cavalli” è un cantiere aperto con le splendide volte di mattoni a vista. Al lavoro ci sono un po’ tutti: falegnami, imbianchini, elettricisti e due graziose decoratrici. Tutto trasuda di entusiasmo, di voglia di fare dalle parole dei due titolari. I prodotti a “km 0” saranno il leit motiv dei piatti di Giulio. “La frutta e la verdura di Piero Fraire, celebre per i suoi asparagi, i vini locali della cantina di Emidio Maero di Castellar, la carne della macelleria Luciano Seravesi di Revello, i formaggi ed i salumi della Valform di Martiniana Po… ”.

E’ lungo l’elenco dei fornitori locali. Tanto quanto quello delle persone che hanno “dato una mano” al decollo e che Desirée e Giulio vorrebbero ringraziare. C’è qualcosa nell’aria, all’interno dell’antica trattoria, che ispira fiducia, che fa venire l’acquolina in bocca, che invoglia a sedersi a tavola per ordinare una bottiglia di “Pelaverga” e gustare qualcosa di tipicamente locale. Perché questo ci sarà nel menù: piatti tipicamente piemontesi, con rivisitazione di antiche ricette. Ma anche pranzi di lavoro con buffet di antipasti a soli 10 euro.

Si andrà dal “bagné ‘n tl’öli” tipicamente estivo, alla “bagna caöda” tipicamente invernale, dalle acciughe IPG liguri immerse nel “bagnet” verde o rosso, alla “panada”, alla “ola”, all’”aié” o alla “grisinada”. Piatti poveri di cui molti di noi – vecchi e romantici estimatori di una cucina dei tempi purtroppo ormai andati - non ricordano neppure più il sapore. La pasta sarà rigorosamente fatta in casa. Il pane anche. Non tragga in inganno il forno a legna che si scorge appena entrati: non servirà per cuocere la pizza, bensì il pane, gli arrosti e quant’altro. Provare per credere.

Walter Alberto

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