Gentile direttore,
in merito a quanto riportato dai media sulle dichiarazioni in Consiglio Provinciale del 2 maggio relative alla Resistenza partigiana, colgo l’occasione per fare alcune considerazioni. Non tutti sanno che questa è la motivazione con cui il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con decreto 11 marzo 2004, ai sensi della Legge 2 gennaio 1958 n. 13 e del successivo regolamento di esecuzione adottato con DPR 6.10.1960 n. 1616 ha conferito alla Provincia di Cuneo la medaglia d’Oro al merito civile: "Al centro delle vie di comunicazione dell'Italia Settentrionale, la Comunità provinciale del Cuneese, sconvolta dall'accanita furia nemica e profondamente ferita, con eroico coraggio, indomito spirito patriottico e altissima dignità morale, partecipava alla guerra di liberazione, esponendosi alle ritorsioni delle truppe nazifasciste ed offrendo numerosi esempi di generoso spirito di solidarietà umana. Con eccezionale abnegazione e purissima fede in un'Italia migliore, libera e democratica, essa intraprendeva, poi, la difficile opera di ricostruzione, al fine di assicurare la continuità della vita civile, e in ciò manifestando elevate virtù civiche".
All’epoca il Presidente della provincia era il professor Giovanni Quaglia. Quella medaglia lui la ritirò al Quirinale nella primavera del 2004, non per sé o per il suo partito politico, ma per la gente della Provincia Granda.Questa medaglia oggi non e’ un gadget da tenere in qualche scaffale impolverato e dimenticato negli uffici della Provincia, ma rappresenta un alto riconoscimento all’impegno dei cittadini cuneesi (partigiani, staffette, anonimi simpatizzanti, medici, contadini, montanari e tanti altri), molti dei quali diedero la vita per difendere la libertà e la Patria Italia.
Il 25 aprile 2004, il Presidente della Repubblica Ciampi aprì il discorso in occasione del conferimento della medaglia d’oro al valor civile (tra gli altri) alla provincia di Cuneo dicendo: "La celebrazione di questa cerimonia nel cortile d'onore del Palazzo del Quirinale, da 134 anni residenza del Capo dello Stato, che a me piace considerare anche la Casa degli Italiani, costituisce per tutti noi un momento di riflessione sulla storia della nostra Patria: sul nostro passato, ma anche sul nostro presente e sul nostro avvenire".
E' stato detto: i popoli che non hanno memoria del loro passato, non sono padroni del loro futuro. Sul sangue non si può fare revisionismo storico, e non si possono usare arbitrarie “bussole della verità”, con la scusa che la nostra generazione non e’ emotivamente coinvolta, per cambiare la storia ad arte, al fine di creare un passato addomesticato agli interessi futuri e discutibili di certe forze politiche (e suoi alleati) oggi in calo di consensi. Credo s’ imponga, per mantenere viva la memoria sui reali fatti storici, per rispetto e dovere verso coloro che donarono le giovani vite per la libertà e per quelli che ricostruirono la nazione distrutta, la necessità (come ho richiesto durante l’ultimo consiglio provinciale) di collocare due targhe commemorative di grandi dimensioni: una da apporre all’ingresso del palazzo Provinciale di Corso Nizza, la seconda sull’ ingresso del centro congressi della provincia in Corso Dante. Sulle stesse sarebbe utile riportare, oltre alla menzione del conferimento della medaglia d’oro al valor civile, anche il testo della motivazione (sopra citata). Questo perché il ricordo di azioni valorose non si perda e sia d’esempio, proprio in questi tempi di guerra, in cui altri cercano ancora la giusta direzione della libertà con l’ausilio della “bussola”.
Il Consigliere Comunale e Provinciale
Fabio Di Stefano