Il CAI di Cuneo, nell’ambito dell’iniziativa che annualmente prevede la sistemazione di un sentiero delle nostre montagne, per il 2011 ha individuato di risistemare il sentiero che conduce al Rifugio “Nicolin Gandolfo”, nell’ Alto Vallone del Dragonet in Valle Gesso. Il vallone del Dragonet è, indubbiamente, uno dei luoghi più appartati e selvaggi delle Alpi Marittime, dal quale, fino alla prima parte del secolo scorso, venivano sezionati e trasportati a valle, mediante una teleferica, enormi blocchi di ghiaccio per refrigerare le derrate alimentari deperibili, durate la stagione calda. Questi venivano asportati del ghiacciaio del Dragonet, che si addentra fino ai piedi dell’omonima Guglia. Sulle pareti che chiudono il vallone, con un’esposizione prevalente a Nord e che possono risultare a prima vista severe e repulsive, sono stati tracciati diversi itinerari di arrampicata, sia su roccia che su ghiaccio, impegnativi e molto remunerativi. Sono pochi gli alpinisti e gli escursionisti che si addentrano in questo vallone e questo ha fatto sì che, con il passare del tempo, il sentiero, in alcuni punti, è di difficile individuazione. Per questo motivo si è creato una sinergia tra diversi volontari per lavorare al ripristino della traccia di salita. Sabato 30 luglio è previsto un intervento congiunto di volontari della Protezione Civile, degli Alpini, del CAI, del Club Alpino Accademico che, con il supporto del Comune di Valdieri e del Parco Alpi Marittime, si mobiliteranno con motoseghe, decespugliatori, picconi e quant’altro per tracciare in modo evidente il sentiero.
Questo è anche un modo per onorare la memoria di Matteo Campia, che fu Socio onorario del Cai, Presidente onorario della sezione cuneese e stimato Accademico, che tanto tempo e lavoro dedicò alla costruzione del rifugio. Chiunque fosse interessato a portare il proprio personale contributo è invitato a presentarsi sabato 30 luglio alle 7.30 ai parcheggi dal ponte della Vagliotta (dopo tetti Gaina, dove parte anche il sentiero per la capanna sociale “Barbero”), munito di guanti da lavoro, picconi e cesoie robuste. Un invito particolare ai soci CAI, che sono i maggiori frequentatori delle montagne e che possono godere della copertura assicurativa prevista in caso di attività sociale quale è quella programmata.
Verranno formate delle piccole squadre in base alle competenze di ognuno, che si alterneranno dei vari tratti. Ripulire il sentiero di accesso può essere così una bella occasione di ricordare i 50 anni dalla scomparsa di “Nicolin”, i 40 anni del rifugio e il lavoro svolto da tanti volontari, in primis, Matteo Campia, che hanno donato ore di lavoro ed impegno per lasciare a tutti i fruitori della montagna, la possibilità di godere di un punto di appoggio per ascensioni ed escursioni nel vallone, forse più lasciato in disparte, delle Alpi Marittime. Il sentiero, che si sviluppa ardito superando le zone più agibili, si addentra in un vallone severo e spesso dimenticato, ma ricco del fascino e della bellezza degli ambienti selvaggi e scarsamente antropizzati. Il rifugio venne costruito e intitolato a Nicolin Gandolfo, fortissimo alpinista cuneese nella prima metà del ‘900: legò il suo nome a molte ascensioni alpinistiche sia estive che invernali e a molte prime salite assolute. Fu un fedelissimo e fidato compagno di cordata di Matteo Campia, con il quale realizzò le sue imprese più significative.
Tra “i giorni grandi” di Nicolin spiccano in modo particolare il 31 dicembre del 1936, quando con Campia e Nervo, si regalò un capodanno al minuscolo bivacco del Baus, di rientro dalla prima salita invernale del Canalone di Lourousa e del Monte Stella. Seguirono poi innumerevoli altre prime tra cui la salita invernale al Corno Stella per la via “De Cessole” a pochi giorni di distanza. Sempre come inseparabile e affiatato “secondo” di cordata di Campia, portò a termine l’apertura di nuove vie sullo sperone centrale dell’Argentera, sulla parete Nord del Frisson, sullo sperone Nord della Guglia del Dragonet per citarne alcune. Il 13 giugno 1952, festeggia il suo 60° compleanno legato in cordata con Campia, percorrendo l’inviolata e ormai classica cresta Nord Ovest alla Cima dell’Asta Sottana. Quando si spense per malattia nel 1961, l’inseparabile amico di tante avventure, Matteo Campia, si prodigò per la costruzione di un rifugio che portasse il suo nome onorandone la memoria. I lavori si svolsero tra il 1966 e il 1970, dopo aver minuziosamente e accuratamente valutato la posizione più sicura per l’ubicazione, essendo, quello del Dragonet, un vallone ripido, impervio e soggetto al distacco di valanghe. Il Rifugio Gandolfo, che si trova a 1847 m. di altezza, è di proprietà del CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) e fu inaugurato il 5 luglio 1971.