Al Direttore - 23 settembre 2011, 14:56

Al ristorante il prezzo lievita se ti presenti vestito elegante anzichè con la tuta da lavoro

Il nostro lettore, il signor Garro, in un locale della Val Tanaro ha consumato lo stesso pasto di due lavoratori, ma al momento di pagare il copnto ha sborsato una somma maggiorata

Obbligatoriamente negli anni di lavoro e facoltativamente in quelli di pensione, nei giorni feriali,  ho frequentato e  frequento le trattorie o i ristoranti dove, nei loro piazzali o zone del circondario, sono parcheggiati camion, camioncini di imprese,  furgoni e macchine di servizio poiché lì ho la garanzia che si mangia un sostanzioso pranzo casalingo comprendente: un primo, un secondo, dolce o frutta e caffé.

La molla di questo scritto, scatta durante la mia abitudinaria  permanenza in Val Tanaro quando, entrando in un elegante locale, vengo indirizzato ad un tavolino che fiancheggia quello di due lavoratori e loro,  esperti del menù,  operano la loro scelta. Io ignaro del locale copio le loro ordinazioni facendo un pasto pedestremente  uguale. Terminata  la pausa pranzo  i lavoratori passano alla cassa; io li seguo e  vedo l’importo pagato.

Dopo loro è il mio turno, e non indossando indumenti di lavoro, ma pantaloni e sgargiante  camiciotto,  il prezzo lievita. Tutti quelli che hanno lavorato conoscono il problema e sin da tempi remoti è risaputo che  in molti locali, il vestito, a pari consumo, costituisce una differenza di prezzo. Poiché mi sento preso in giro, in quei  locali, non metto più piede.

Sappiamo che i Comuni e le Comunità Montane oggi  puntano fortemente su un affievolito turismo,  ma i comportamenti di questi ristoratori sono o non sono deleteri? Con personale esperienza posso certificare che nel circondario cuneese e nel cebano esistono locali dove questo non avviene e godono la mia piena ed altrui fiducia.

Personalmente ritengo uno sbaglio la variazione dei prezzi, e per suffragare la mia tesi posso assicurare che i  locali da me saltuariamente frequentati sono sempre pieni e in più casi si fanno i turni per trovare posto, negli altri, con il doppio prezzo, sovente sono  mezzi pieni. Preciso con evidente stupore che,  nello sperduto comune di Perlo,  esiste un locale che applica nei giorni feriali prezzi abbordabili e,  con mia piena sorpresa, gli riconosco l’onestà di mantenere la stessa quotazione   anche alla domenica; un vero miracolo! 

Ora pongo il mio personale problema: “è commercialmente utile fare queste diversificazioni e perdere turisti, o meglio, possibili clienti?”. Oppure, è remunerativo acquisire, anche se saltuaria, una nuova clientela? Gli amici da me interpellati sui due quesiti hanno espresso un bilanciato parere, perciò lascio ai lettori la soluzione del dilemma.

L.  Garro