In questa Italia dai mille sprechi ecco un esempio lampante di come si riescano ad impiegare malamente i soldi pubblici anche in tempi di crisi e ristrettezze come quelli che stiamo vivendo. Lo spunto ci viene, purtroppo, dalle sempre esangui casse dell'aeroporto di Cuneo Levaldigi, che nonostante il costante aumento dei passeggeri in transito, continuano a piangere. E lo scalo vive perennemente con la mannaia sopra la testa, sempre a rischio chiusura. D'altra parte l'Enac sostiene che per raggiungere il limite della sopravvivenza un aeroporto debba muovere almeno 500.000 passeggeri l'anno. Altrimenti chiuda. Ma non è proprio così...
Basta guardarsi intorno e appare lampante che Levaldigi è la classica goccia nel mare in tempesta: un esempio di gestione corretta, tipicamente piemontese, che impatta invece con i tanti "furbetti" del suolo italico.
Facciamo un salto al Sud. Sapete quanti passeggeri transitano ogni giorno presso lo scalo di Foggia (in Puglia ci sono ben quattro aeroporti: Bari, Brindisi, Taranto e, appunto Foggia)? Venti. Per un volo, quello sulle Isole Tremiti, a lungo in cielo (1 corsa giornaliera ed un'altra 5 volte la settimana), sempre mezzo vuoto. E sapete quanto ha appena ricevuto dallo Stato lo scalo? 14 milioni di euro, più un altro milioncino sull'unghia "elargito" dalla Regione Puglia di Nicky Vendola.
Due conti? Una media di 5000 viaggiatori al mese, che nel corso del 2011 hanno toccato quota 62.900 solo grazie agli 8000, tra arrivi e partenze, di agosto, mese vacanziero per eccellenza. A conti fatti, un euro incassato per nove spesi. L'Enac ha considerato l'aeroporto di Foggia come uno dei 10 più inutili d'Italia (dont'worry, c'è anche Cuneo).
Settantamila passeggeri nel 2010 grazie ad altri soldi pubblici di sostegno alla compagnia svizzera che collegava lo scalo con Milano, Torino e Palermo, ma quando questi soldi sono venuti meno, circa 6 milioni di euro l'anno, 100 ogni passeggero che saliva la scaletta degli aerei, per un po' la compagnia ha provato a far da sola, ma ben presto ha chiuso baracca e burattini, smobilitando. Così, senza voli di linea è rimasto quello sulle Tremiti che a novembre ha fatto registrare, appunto, una media di 20 passeggeri al giorno.
Un'azienda, con numeri simili darebbe il giro in pochi mesi, l'aeroporto di Foggia no, è lì dal 1971 e adesso chiede addirittura il "rilancio".
Oddio, a dirla tutta non è l'aeroporto, ma i politici locali a chiedere che l'inutile scalo foggiano venga rilanciato: un accordo bipartisan delle forze politiche in consiglio regionale ne ha riforaggiato le casse con il milioncino del quale parlavamo prima. Il tutto mentre Bari è lì, a due passi, e tra poco sarà raggiungibile con un pullman ed una corsa di treno appositi.
Niente, l'assessore ai Trasporti della Regione Puglia, Minervini, insiste: "Allungare la pista ed il potenziamento infrastrutturale è fondamentale, perché all'aeroporto di Foggia fa riferimento un bacino di utenza più ampio di quello della sola provincia e cioè anche le popolazioni di quelle limitrofe di altre regioni che ugualmente presentano delle fragilità".
Cosa ne pensano a Levaldigi di cotanta abbondanza? Gian Pietro Pepino, Amministratore Delegato Geac, la società che gestisce lo scalo uneese, non si scandalizza: "Ci sono dei territori - afferma - che hanno bisogno di crescere, svilupparsi ed il trasporto aereo a mio avviso rientra nei piani che ogni Regione dovrebbe mettere come prioritari in tal senso. Il sistema aeroportuale pugliese non comprende solo Foggia, ma anche Bari e Brindisi, oltre Taranto che è usato prevalentemente dai militari. Credo quindi che spalmi un po' i soldi su tutti gli scali. Qualche anno fa per tutti questi aeroporti la Giunta stanziò addirittura 63 milioni di euro".