Millecinquecentosei in più rispetto a vent’anni fa, nel 1991, quando i saluzzesi erano esattamente 15.722. Centosessantuno in più di 12 mesi prima, quando nel colonnino “residenti” era stata scritta la cifra 17.067. Oggi all’Ufficio Anagrafe del Municipio di Saluzzo, le anime censite sono 17.228, 8.830 delle quali indossano – almeno idealmente – la gonne e 8.398 – a volte ancor più idealmente – i pantaloni.
E’ il dato “principe” che consegna agli annali la capitale del Marchesato, nonostante i 206 decessi registrati nel 2011 (ben 28 in più dell’anno precedente) abbiano ancora una volta superato le nascite (4 in meno del 2010) ed il saldo che emerge dal rapporto fra le due cifre accusa una passività di 42 anime.
Anche Saluzzo, dunque, non fa eccezione alla regola, e “giustifica” la sua crescita con il rapporto – questo si ampiamente positivo – fra quanti l’hanno eletta come loro residenza e quanti invece se ne sono andati altrove: i primi sono stati 764 (174 dei quali stranieri), 28 in più del 2010, i secondi 561, trentatre in più dello stesso anno.
Capitolo “stranieri”: il loro è un trend che non conosce flessioni. Nel 2010 il numero complessivo era di 1.862, nell’anno appena concluso essi sono cresciuti quasi di un punto percentuale, raggiungendo quota 2036, pari ad un 11,82 per cento di tutto rispetto, ma da queste parti non certo record, in fatto di percentuali. Quelli di essi che ancora debbono raggiungere la maggiore età, vale a dire i 18 anni, sono ben 459, pari al 22,5%.
La colonia extracomunitaria di gran lunga prevalente, lo si respira tangibilmente ogni giorno in città, è quella albanese, che si attesta sulle 923 unità, il 5,4% dell’intera popolazione. Se ci si ferma invece nei confini della Comunità Europea, che a Saluzzo conta 385 unità, a prevalere sono i rumeni (311, l’1,8%), mentre fra gli africani (321) guidano la classifica i marocchini, che in città sono 259 (l’1,5%). Su 156 asiatici censiti, anche qui sono i 135 (0,8%) cinesi a farla da padroni come in parecchi altri centri. Due cittadini sono risultati essere privi di qualunque cittadinanza: apolidi "per origine" o "per derivazione".