Al Direttore - 18 gennaio 2012, 12:20

Paragonare la sciagura della Costa Concordia al Titanic? Mi sembra che si stia esagerando

A scriverci Barbara Reghezza, che lo scorso agosto, per il viaggio di nozze, ha fatto una crociera sulla famigerata nave

Egregio direttore,

ho scelto una crociera sulla Costa Concordia come viaggio di nozze. Con mio marito, siamo partiti da Savona lo scorso 29 agosto, per un itinerario nel Mediterraneo, leggermente diverso da quello che la nave seguiva (il passato è d’obbligo) in inverno. L’incidente di questi giorni ci ha toccato parecchio e devo ammettere che il nostro primo pensiero è stato “Meno male che il comandante era un altro!”. Ci siamo fatti coinvolgere dalla vicenda e stiamo seguendo quotidianamente le notizie che vengono trasmesse: rivedere il teatro sommerso, riconoscere i locali dove siamo stati pochi mesi fa, i tavoli su cui abbiamo mangiato e le scale che abbiamo percorso ci fa una certa impressione.

Ed è proprio su questo argomento che vorrei intervenire: probabilmente sono abituata ad attenermi ai fatti e forse non sarò mai una brava giornalista perché non uso termini o titoli “forti”, o forse è facile parlare dal divano di casa mia. Sta di fatto che alcune informazioni trasmesse sono davvero “esagerate”. Questa mattina ho sentito dire che, a seguito dell’incidente, il titolo di “comandante di nave” (non so quale sia il termine tecnico adeguato) rilasciato dalla Marina italiana, dopo l’incidente di Schettino, non avrà più, ai fini lavorativi all’estero, lo stesso valore che ha avuto finora. In poche parole, Schettino ha sbagliato (come e quanto ce lo diranno le indagini), quindi in Italia non c’è NESSUN comandante di nave valido. Possibile? O forse noi italiani siamo abituati a generalizzare troppo? O forse non si sapeva come concludere il servizio e si è trovata una frase d’impatto?

A questo punto, allora vorrei riprendere quelle che ritengo “esagerazioni”, usate per creare notizie sensazionali. Premetto che la mia crociera è andata benissimo e non mi sono trovata in situazioni di panico generale, ma su alcuni argomenti sento di potermi esprimere con certezza. Iniziamo con i salvagenti: erano in ogni cabina e su tutta la nave c’erano casse e armadi pieni di giubbotti; non credo che ci sia stato il caso di rubarseli a vicenda, salvo, ripeto, attacchi di panico, di sicuro non dipendenti dall’incompetenza dell’equipaggio o da una reale mancanza di salvagenti. Continuiamo con i paragoni: “La Concordia come il Titanic”; non è che il bel Di Caprio ci ha condizionati troppo? Il Titanic si è spezzato in due e si è inabissato (quello sì è “inabissato”, perché è in fondo all’abisso); c’erano poche scialuppe e la maggior parte dei passeggeri è morta di freddo nelle acque gelide dell’Oceano Atlantico, come il povero Leo Di Caprio nel film di James Cameron. La Costa Concordia si è incagliata, per bravura o per fortuna del comandante, su una scogliera a pochi metri dal porticciolo dell’isola. Non voglio sminuire la vicenda, ho massimo rispetto per le vittime, ma c’è una bella differenza!

E concludo con il comandante Schettino. Credo che il compito di GIUDICARE sia dei media, né dei cittadini. Ammetto che durante la crociera, tutte le sere, nessuna esclusa, sono salita sul ponte più alto per vedere deve fossimo e mai ci siamo trovati così vicini alla costa, come nelle immagini del celebre “inchino” all’Isola del Giglio, ma non mi sento di demonizzare il comandante. Mentre scrivo, mi trovo a leggere la notizia che il “torni sulla nave, c…o” è già stampato sulle t-shirt come nuovo tormentone, senza contare tutti i commenti e insulti che si trovano su Facebook. Le indagini porteranno a capire cosa è successo quella notte, ma perché non si può credere a chi, membro dell’equipaggio, afferma di aver visto il comandante che cercava di assistere i passeggeri, aggrappato alle ringhiere del ponte, mentre la nave si inclinava verso l’acqua e che sia caduto in mare, come afferma lui? Non si trovava forse in una situazione di emergenza per qualsiasi essere umano? Forse la Concordia si inclinava solo per gli altri, mentre lui si muoveva agevolmente su un nave lunga più di 300 metri e sui 12 ponti? Una passeggera affermava provocatoriamente che al momento dell’incidente il comandante era a cena…Il comandante non deve mangiare? Perché c’è questo bisogno di accanirsi contro un perfetto sconosciuto? Ieri veniva mostrato nei servizi dei tg, come spocchioso e arrogante, perché durante la festa di gala era in alta uniforme e brindava con i suoi ufficiali; ma tutti i comandanti su tutte le navi da crociera lo fanno. È la cerimonia di gala che lo impone.

Mi fa piacere essere informata, ma preferirei un’informazione forse meno sensazionale e più realistica.

Barbara Reghezza