Caro Direttore,
sarei lieto se tra i Suoi lettori vi fosse qualcuno disposto a spiegarmi una cosa che non riesco comprendere, ovvero quale sia la differenza fra l’ultimo Presidente del Consiglio eletto e il comandante che affondò La nave Concordia. Sto notando che da più parti viene fatto il paragone di assoluta somiglianza, nel senso che quando la ‘nave’ stava per affondare essi sono scappati.
Ora io, povero cafone (per dirla come ci chiamò il meridionale Silone nel suo romanzo), non avendo quella sottigliezza d’intelletto che probabilmente hanno gli onorevoli o i comandanti mi riesce difficile capire dove stia l’onestà del tanto decantato “passo indietro” o nell’ostinata insinuazione de “l’eroismo dell’aver salvato quattromila possibile vittime”.
Sarà il cocciuto modo di ragionare appioppatomi dalla vita per averla vissuta in solitudine a curare i campi, ma proprio non mi riesce di pensare altrimenti che per far fronte alle incapacità basterebbe semplicemente estirparle e così non avremo paesi allo sbando e nemmeno naufraghi da salvare. Sbaglio forse?
Grazie, se qualcuno vorrà illuminarmi.
Angelo Barra
Un saluto