Una raccolta di una decina di opere, un piccolo viaggio nel mondo figurato e sognato dell'artista. Tra mari lontani, a bordo di un cargo o nelle oasi di un deserto incantato... a respirare quel tempo sospeso che è la vita. Numerose sono ormai le mostre e le rassegne che hanno visto protagonista Claudio Vigna. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in italia e all'estero.
Domenica 29 gennaio l'ennesima esposizione, dalle 15 alle 19, negli spazi espositivi della Concessionaria PEUGEOT CUNEOTRE via Torino 216 a Cuneo.
Claudio Vigna
Gli esordi sono faticosi. Sfidare il caldo, il freddo, la neve; in piedi davanti al cavalletto da campagna, assieme ai pittori dell'epoca, paesaggisti “en plen aire”, cercando di rubare un po' di mestiere, appesantendo tele e tavole di materia ribelle che non ne voleva sapere di coordinarsi, di assumere proporzioni e cromie simili al vero. Perché dal vero si dipingeva: gli ultimi scorci di un mondo contadino che andava scomparendo. Anni nostalgici, ma che hanno formato ed affinato la tecnica, il taglio del soggetto, la cromia... Si doveva lavorare, contribuire al mantenimento della famiglia, un bimbo piccolo. In fabbrica tutta la settimana, poi il sabato e la domenica a correr dietro a quei maestri, un po' burberi e solitamente restii a dar consigli, aiuto. Rubare! Solo così potevi portare a casa qualche “dritta”, qualche segreto e poi... ti rimanevano le sere e le notti settimanali, a tentar di ridisegnare di ricolorare. La piccola mansarda dove scorreva la vita quotidiana non bastava più a contenere tele, colori, solventi. La puzza era insopportabile, il bimbo, tutto colorato. La compagna subiva, sopportava, ma... Soldi per uno studio non ce n'erano. Per questi motivi pratici e solo per questo, Claudio si decide a provare l'acquarello. Praticità. Niente puzze, niente solventi, possibilità di archiviare carte anziché tele risparmiando spazio. La rivelazione. Grazie a quell'espediente pratico, Claudio scopre la magia di quella tecnica, ma soprattutto si rende conto di avere più voglia di raccontare che dipingere. L'acquarello gli permette di fondere le due cose. La voglia di racconto e la possibilità pratica di quella tecnica, in cui è necessario esser veloci e spontanei, cambia radicalmente il suo approccio alla pittura. Abbandona i pittori “en plen air”, la pittura dal vero e si immerge in un percorso più intimo. Alcuni viaggi nel bacino mediterraneo gli aprono scenari nuovi, le letteratura d'avventura e la scoperta delle “Mille e una notte” lo portano in un mondo immaginato, sognato, agognato. Affascinato dalla narrativa, frequenta seminari di disegno e sceneggiatura del fumetto e si avvicina all'editoria con alcune pubblicazioni di copertine e di illustrazioni. I viaggi mediterranei lo “traghettano idealmente nel grande mare nostrum”, nel mondo incantato del sogno e dell'avventura disegnata. Diventa un sognatore. Iniziano i viaggi “fantastici”, incontra nel suo mondo disegnato personaggi come il comandante, il nostromo. Insegue Morgana, personaggio ricorrente del suo lavoro e musa ispiratrice di un incontro mai avvenuto, ma continuamente inseguito. Le prime mostre gli fanno conoscere il suo pubblico. Si instaura un rapporto di complicità con alcuni suoi sostenitori. Alcuni si chiedono chi siano il comandante, il nostromo, altri domandano notizie di Morgana... Ecco, il pubblico. La vera ed unica forza di Claudio. Il pubblico che lo sostiene, che lo stimola. Agli albori del nuovo millennio, abbandona l'attività di cui vive, per dedicarsi interamente alla pittura ed al racconto. Da qualche tempo, non ama più riconoscersi nella figura classica del pittore e preferisce definirsi un cantastorie. Le mostre personali e collettive di questi anni, sono numerose. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia ed all'estero. Un critico s'è spinto fino ad idenficarlo come un personaggio del suo mondo figurato. Di ciò s'è inorgoglito non poco.